lunedì 30 maggio 2016

Damiano Leo: "Benedetta stanchezza"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)


 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Benedetta stanchezza". Buona lettura!




"Benedetta stanchezza"




La possibilità di andare a scuola oltre le medie, in casa Manganiello, l’avevano avuta solo i maschi.
Così Giovannina aveva da subito cominciato a lottare con letti da rifare, pietanze da preparare, piatti da lavare e poi spazzare, stendere, stirare, andare al mercato, alle poste per pagare questa o quella bolletta, rammendare, tessere, dar da mangiare a pesci e pesciolini dell’acquario, portare Blek – il cane di casa – a fare i suoi bisogni, accendere il fuoco nel camino, rifornire il deposito di legna attingendo dalla cantina, apparecchiare per la cena, sparecchiare, lavare nuovamente pentole, piatti e posate e mille altre incombenze familiari.
A tutto si fa il callo e Giovannina aveva due mani che sembravano pale da forno. Andare su e giù per casa, uffici e paese, via via, le dava sempre meno preoccupazione. La fatica di fare e rifare, le procurava sempre meno dolore. Era come per gli antichi che, per abituarsi alla cicuta, ne bevevano poco per volta, ma sempre, anche quando non la sopportavano.
Per Carmelo, come per molti uomini di allora, le cose erano andate diversamente.
Studio e lavoro, uno soltanto, fino allora.
Usciva di casa alle nove meno dieci di mattina e si ritirava alle tre del pomeriggio.
Una volta, proprio mentre tornava dal suo impiego, incontrò Giovannina e i due, sudate le classiche sette camicie, convogliarono a giuste nozze. Il lavoro c’era e la sua donna, già da tempo, sapeva lavare, stirare, cucinare, filare, rammendare, tinteggiare, accendere il fuoco. Sapeva anche, all’occorrenza, governare animali domestici.
Il pasto serale, da anni, per i due coniugi che già avevano una mezza dozzina di figli, rappresentava un rito al quale nessuno doveva mancare.
Giovannina, testa china sui fornelli, riscaldava la minestra per il marito. In due o tre pentole a parte cuoceva primi e secondi per i figli. Intanto che l’acqua raggiungeva l’ebollizione apparecchiava per tutti, affettava il pane, grattugiava il formaggio, lavava e condiva l’insalata. Toglieva e rimetteva i coperchi prima sulla pentola della pasta e poi del riso, attenta alla cottura. Toglieva dal gocciolatoio l’avanzo dell’insalata che spariva nella pattumiera con un colpo di gomito. Le mani impegnate a rimestare.
Un paio d’urli e tutti erano a tavola.
Papà sbuffava tra i baffi.
Se il più piccolo dei figli aveva “dimenticato” altrove la sua sedia, la mamma la recuperava. La mamma benediceva la tavola; versava vino e acqua; condiva l’insalata; non faceva mancare una spruzzatina di parmigiano al grande; pecorino al piccolo; caprino per il marito e, se ne rimaneva ancora un po’, era per sé.
Tornava un attimo di là. C’era una camicia da smacchiare, in bagno. E giacché si trovava da quelle parti, tirava fuori i pigiami; sostituiva le federe ai letti, innaffiava i gerani sul balcone. Di corsa tornava in cucina.
Carmelo, inchiodato alla sua sedia, sbuffava: «Non si fa mai giorno, in questa casa!».
Buon appetito a tutti, mentre la mamma, ancora in piedi, toglieva dal lavello le prime pentole; riattizzava.
«Il sale, manca il sale!». State, state, va mamma a prenderlo.
«Il pane, è finito il pane! Chi lo prende? Chi lo affetta?». Non muovetevi, ci pensa mamma, tanto è ancora in piedi.
Giovannina, non si sedeva mai.

Carmelo, era stanco, molto stanco.



sabato 28 maggio 2016

"Confronto con nuove culture e nuove religioni"



(Confronto con nuove culture e nuove religioni, Castello Ducale di Ceglie Messapica, foto V. Suma) 





Appuntamenti nuovi della storia: "Confronto con nuove culture e nuove religioni"
L'incontro è stato organizzato dal Rotary Club, con la collaborazione del Lions Club, dell'Associazione Caelium e delle Parrocchie.




(Confronto con nuove culture e nuove religioni, Castello Ducale di Ceglie Messapica, foto V. Suma) 



(Confronto con nuove culture e nuove religioni, Castello Ducale di Ceglie Messapica, foto V. Suma) 



(Confronto con nuove culture e nuove religioni, Castello Ducale di Ceglie Messapica, foto V. Suma) 



(Confronto con nuove culture e nuove religioni, Castello Ducale di Ceglie Messapica, foto V. Suma)



(Confronto con nuove culture e nuove religioni, Castello Ducale di Ceglie Messapica, foto V. Suma) 

venerdì 27 maggio 2016

La cappella "Pezze Sant'Angelo" (via Madonna della Grotta)

(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)




"Brulicava, un tempo, il contado cegliese di cappelle. Erano numerose, anche se non sorpassavano nel numero, com'è ovvio, i trulli, le casedde.
Era bello, allora, con tutte quelle cappelle ai crocicchi lungo le vicinali più frequentate!
Tutto, però, sembra irrimediabilmente perduto.
Alcune di esse sono scomparse, altre sono state snaturate, altre sopravvivono a se stesse: degradate!
Ma, sebbene esse siano scomparse, siano snaturate, possiedono ancora un messaggio da comunicare, un insegnamento da impartire. E' tacito, silenzioso, sottile: avvertibile solo da chi non ha un animo distratto, insensibile" (G.Scatigna Minghetti, Nota introduttiva, in E. Turrisi, Soste di pietra, Regione Puglia, Assessorato alla pubblica istruzione, p.16).






(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)



(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)


(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)
(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)
(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)
(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)
(Cappella Pezza Sant'Angelo, via Madonna della Grotta, foto V. Suma)





lunedì 23 maggio 2016

Damiano Leo: "Sul terrazzo"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)


 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Sul terrazzo". Buona lettura!
 
 
 
 
 
 
"Sul terrazzo"
 
 
 
 

L’amministratore lo aveva ribadito più volte che il palazzo abbisognava di manutenzione e in modo serio. Non bastavano più i soliti rattoppi fai da te. Ma erano anni che le assemblee condominiali svirgolavano sul problema. Si tirava a campare e il tetto, lo capiva persino un bambino, si deteriorava sempre più.
Giovannina restava dell’idea che il lastrico solare andava rifatto. Prima l’avrebbero accontentata e meglio sarebbe stato, per tutti. Ne era certa e continuava a pazientare.
In verità, negli ultimi mesi, molti, del palazzo, avevano notato un continuo sali e scendi dal terrazzo. Qualche volta lo aveva fatto anche il geometra Scorpelli con il suo grosso cane lupo. Ma, essendo l’amministratore, nessuno aveva dato troppo peso alla circostanza. Neanche Giovannina.
Il giorno aveva piovuto a dirotto e il vento aveva tempestato l’intero circondario. I sibili si erano protratti fino a notte inoltrata e Giovannina proprio non riusciva a prendere sonno. Qualcosa le ronzava in mente. Piano piano il dubbio che poteva accadere un imprevisto diventava sempre più serio.
Forse non ci crederete, ma la donna, quella notte, aveva udito un urlo, o, comunque, una voce, venire dalla tromba delle scale. Si era posta a sedere sul letto, per prestare ancora più attenzione. Quella voce non veniva più dalle scale. Forse dalla strada o dall’appartamento sottostante. Giovannina non era più sicura di nulla. Qualcosa o qualcuno doveva esserci, da qualche parte. C’erano i ladri sul tetto? Chiamo la polizia? Sveglio il condominio? Qualcuno  mi dica cosa si fa in queste circostanze.
Giovannina continuava a sperare, a sognare, ad ingigantire, a normalizzare la situazione, ad ingigantirla, a creare fantasmi. Ormai ne era certa: sul tetto stava accadendo qualcosa di inspiegabile. In strada non c’era nulla. Lo aveva appurato sbirciando da dietro la tenda della camera da letto prima e del salotto poi.
Sgranando gli occhi nel buio e aguzzando le orecchie le era parso di sentire un lamento. Forse un pianto. Il vento aveva cessato ma gli urli ancora no.
giorno tutto si sarebbe risolto, probabilmente. Ma se sul terrazzo, che si chiedeva e si apriva solo dall’interno, fosse rimasto qualcuno? Magari proprio l’amministratore o qualche suo delegato? O qualche condomino sprovveduto?
Ne aveva più volte sentito la voce. Le era parso una richiesta d’aiuto. Quindi, per fortuna, non erano ladri. Loro non chiedono mai soccorso, sul luogo del misfatto. Si tranquillizzò quel tanto che le bastò per cadere in dormiveglia. Accadesse quel che doveva accadere. Lei, sul tetto, non doveva andarci.
S’allungò le lenzuola fin sopra la testa. Chiuse gli occhi più che poté, cercando il sonno, ma quello non venne.
Un altro gridolino aveva riempito la stanza da letto. Giovannina risolse che doveva alzarsi. Doveva andare sul terrazzo. Ci andò. Sotto alla vestaglia a fiori nascose un vecchio mattarello. Poteva accadere di tutto.
Con passo felpato si spinse fino all’ultimo piano. Sperò di non incontrare nessuno, per le scale. Come spiegare quella passeggiata notturna?
Il chiavistello della porta in ferro del terrazzo si trovava nella posizione di chiusura. Lo spinse a destra. Tirò a sé la porta. Un grosso cane lupo l’abbracciò.



giovedì 19 maggio 2016

Estemporanea di pittura (le foto)

(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)




Si è svolta ieri, mercoledi 18 maggio dalle ore nove alle dodici, nel Centro storico di Ceglie di Messapica una estemporanea di pittura. L'iniziativa è stata promossa dalla Scuola Secondaria di Primo Grado 'L. da Vinci'( docenti: Olga Sarcinella, Donatella Nacci, Francesca Cavallo, Agnese Santoro). 



(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)



(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)




(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)



(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)



(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)



(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)


(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)



(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)



(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)




(Estemporanea di pittura, foto Olga Sarcinella)

mercoledì 18 maggio 2016

"Festa della musica"

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ricevo  pubblico con piacere
 
 
L’Associazione Centro Artistico Musicale Caelium, in collaborazione con i Clubs Lions e Rotary di Ceglie Messapica e con il Patrocinio del Comune di Ceglie Messapica - Assessorato alla Cultura, al fine di condividere con i più ampi settori della società le diverse esperienze musicali presenti nel territorio ha organizzato, in occasione della manifestazione organizzata dal MIUR “Settimana Nazionale della Musica a Scuola”, un concerto dal titolo “Festa della Musica”. Tale evento vedrà la partecipazione del Liceo Musicale di Brindisi (IISS Marzolla - Simone - Durano), con l’esibizione di allievi che si sono particolarmente distinti nel corso dei loro studi musicali. La manifestazione si svolgerà in data 21 maggio 2016, alle ore 20:30, presso la chiesa di S. Lorenzo da Brindisi in Ceglie Messapica.
Il Programma musicale, curato dalla prof.ssa Maria Antonietta Epifani, prevede una serie di brani musicali tratti dal repertorio classico e moderno, sapientemente selezionati per suscitare intense emozioni.
 
Concerto degli allievi:
Isacco Buccoliero, Anna Buongiorno, Pasquale Della Porta, Cosimo Di Coste, Luigi Didomenicantonio, Emilia Dell’Aglio, Alberto La Porta, Antonio Leone, Francesco Maci, Carlo Madaghiele, Giuseppe Milone, Giulia Palma, Matteo Palma, Federica Persano, Andrea Siano, Rosa Simone, Antonio Spagnolo, Sara Stifani, Hanz Ucci, Delfinia Valente, Irene Zaccaria.
Docenti Liceo Musicale:
Maria Antonietta Epifani - Pianoforte, Chiara Liuzzi - Canto jazz, Antonio Bagnato - Clarinetto, Danilo Russo - Sassofono.   
Ceglie Messapica, 17 maggio 2016                                               Olga Sarcinella
 
Associazione CENTRO ARTISTICO MUSICALE CAELIUM- Via Ospedale Vecchio n. 16 - 72013 Ceglie Messapica (BR)
e-mail: info@associazionecaelium.it              sito web: www.associazionecaelium.it

martedì 17 maggio 2016

1° Concorso di fotografia "P. Pantaleone Palma"









Per scaricare il regolamento e la richiesta di partecipazione clicca qui: www.exallievirogoria.it








(Biografia di P. Palma, scritta da Gaetano Passarelli nel 2013)



lunedì 16 maggio 2016

Damiano Leo: " Le olive e le pepite d'oro"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)


 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Le olive e le pepite d'oro". Buona lettura!



"Le olive e le pepite d'oro"




Gli errori che si fanno in gioventù s’impara a riconoscerli soli ad una certa età. Dopo che se ne sono vissute, di esperienze. O anche dopo l’accadimento di qualcosa di veramente strano, particolare, potrei dire incredibile.
A me è successo proprio dell’incredibile e ve lo voglio raccontare. Ma non storcete il naso e abbiate la compiacenza di credermi. Vi assicuro che quanto vi racconterò, anche se frettolosamente, è veramente accaduto. Confesso che non lo faccio poi tanto volentieri. Certe storie, difficile da digerire, potrebbero creare problemi sia a chi le racconta, che a chi le ascolta. Ma, per onore della verità, vi voglio rendere partecipi di quanto mi è accaduto. Statemi ad ascoltare.
Non avevo più di quindici anni e, di andare in campagna con i miei, proprio non ne volevo sapere. Era cosa dell’altro mondo. Anzi, per me, chi lavorava nei campi, da notte a notte, era fuori dal mondo. Meglio girovagare in città. Qualcosa da mettere sotto i denti la si rimediava sempre e tempo per se stessi ne rimaneva a iosa.
Non volevo “spaccarmi” la schiena per un pugno di olive. Mia madre mi supplicava invano di dar loro una mano e andavano.
I mugugni, in famiglia, diventavano sempre più ossessionanti. Gli altri miei fratelli, quelli che una mano la davano, già cominciavano a minacciare di comportarsi come me. Qui si lavora tutti o noi non lavoriamo.
Mio padre era un uomo paziente e soffriva in silenzio. Mia madre, più volte, gli chiese di porre rimedio, di fare assolutamente qualcosa.
Una sera, mio padre e mio fratello maggiore, rientrarono più tardi del solito. Trafilati. Gioiosi come non li avevo visti mai. Chiamarono subito mia madre e le mostrarono qualcosa, volgendomi entrambi le spalle. Ero troppo piccolo per vedere, per capire.
«Ma queste sono pepite, pepite d’oro!» esclamò felice mia madre e continuò: «Siamo ricchi! Siamo ricchi!!! Gennarino –rivolgendosi a me- tuo padre ha trovato una fortuna!».
La fortuna, mio padre e mio fratello, l’avevano trovata raccogliendo le olive. Le pepite d’oro le avevano trovate separando il frutto dalle foglie. Almeno così mi dissero i miei e mi convinsero a seguirli nei campi.
«Più siamo, più facile sarà trovare altre pepite», mi disse mio padre e cominciai a “spaccarmi” la schiena anch’io.
Raccolsi olive già dal giorno dopo il felice ritrovamento. Un padre non mente mai ad un figlio. La bella scoperta, prima o poi, sarebbe capitata anche a me. Dovevo solo raccogliere le olive, tante olive. Anche al freddo, con la pioggia, febbricitante, per tanto, tanto tempo. Così come avevano fatto mio padre, mia madre, i miei fratelli.
Quel grande telo verde, nel mio primo anno di raccolta, si riempì, più e più volte, soltanto di olive. Giacché le avevo raccolte furono portate a molare. Erano le mie olive che andavano molate: ci andai anch’io, al frantoio. Una lunga fila di raccoglitori d’olive aspettava il proprio turno.
A notte inoltrata ci raggiunse mio padre.
Si trascinava dietro un paio di capienti contenitori. Li allungò all’uomo della molitura.  Mi chiamò a sé.

«Guarda le tue pepite, le tue pepite d’oro» mi disse felice mio padre.

sabato 14 maggio 2016

Presentazione del libro "Pasolini Massacro di un poeta" di Simona Zecchi

(Ceglie Messapica, via Ospedale Vecchio, presentazione del libro "Pasolini, Massacro di un poeta", foto V. Suma)






(Copertina del libro "Pasolini Massacro di un poeta" di Simona Zecchi




Si è svolta ieri sera, in Via Ospedale Vecchio a Ceglie Messapica (Br), la presentazione del libro "Pasolini Massacro di un poeta" di Simona Zecchi. Il dibattito è stato organizzato dal "Gruppo Giovani Cineblog" del Presidio Libera e da "Scrivere a Ceglie", con il contributo musicale del Maestro Mauro Francioso. 
Si è trattato di un incontro molto interessante. Nel suo intervento, la giornalista Simona Zecchi ha illustrato gli aspetti oscuri e ancora irrisolti legati al massacro di Pier Paolo Pasolini. Il libro, corredato da una serie di immagini, ricostruisce la storia di uno dei crimini più brutti del nostro Paese. Ancora oggi, infatti, a distanza di quarant'anni, il massacro del Poeta è avvolto nel mistero. Il libro della Zecchi, basato su un'analisi meticolosa dei documenti, fornisce una serie di risposte alle mille domande che ruotano attorno al delitto di Pasolini. "Pasolini Massacro di un poeta" è un libro coraggioso, un tassello importante della storia contemporanea del nostro Paese. Insomma, è un libro da leggere... Un libro che consiglio in modo particolare ai giovani. Buona lettura!


(Ceglie Messapica, via Ospedale Vecchio, presentazione del libro "Pasolini, Massacro di un poeta", foto V. Suma)





(Ceglie Messapica, via Ospedale Vecchio, presentazione del libro "Pasolini, Massacro di un poeta", foto V. Suma)





(Ceglie Messapica, via Ospedale Vecchio, presentazione del libro "Pasolini, Massacro di un poeta", foto V. Suma)


(Ceglie Messapica, via Ospedale Vecchio, presentazione del libro "Pasolini, Massacro di un poeta", foto V. Suma)




(Ceglie Messapica, via Ospedale Vecchio, presentazione del libro "Pasolini, Massacro di un poeta", foto V. Suma)



mercoledì 11 maggio 2016

Caelium: "Napule Anema e Core"





Ricevo e pubblico con piacere





Sabato 14 maggio 2016 alle ore 20,00 al Teatro Comunale della città si terrà l’ultimo concerto della Stagione 2016 dell’Associazione Caelium. La musica e le emozioni hanno contraddistinto la  XXII edizione della  rassegna musicale dell’Associazione Caelium di Ceglie Messapica che si è aperta con musiche partenopee e, come un  cerchio virtuale, si concluderà con la compagnia “I TEATRALMUSICANTI” che propongono lo spettacolo “ ‘NAPOLI: ANEMA E CORE“.
“NAPOLI: ANEMA E CORE” è un percorso nella “napoletanità”, un’alternanza di canzoni classiche in lingua napoletana, poesie e aneddoti, attinti da un repertorio noto che mantiene, immutato nel tempo, il suo splendore. “NAPOLI: ANEMA E CORE” accosta poeti celebri come Bovio, Di Giacomo, Gigli, Sacco, Fusco, Capurro e Russo a musicisti del calibro di Tosti, Falvo, Modugno, De Curtis, Di Capua e Donizetti. Immancabili i De Filippo, Tolino e Totò, rappresentanti per eccellenza della “cultura napoletana”.
In “NAPOLI: ANEMA E CORE”, oltre all’Amore, svariati altri temi, sono cantati, raccontati ed espressi in molteplici colori e filtrati attraverso l’umorismo, l’ironia, la sensibilità e la malinconia tipicamente napoletani. Lo spettacolo, dura circa 90 minuti, è condotto da un’attrice di prosa, un baritono, un chitarrista e un mandolinista.    
I componenti della compagnia sono: Ciro Greco, baritono; Donato Schena, chitarrista; Leonardo Lospalluti,  mandolinista; Floriana Uva, attrice.
Il programma di sala prevede:
INTRODUZIONE:    IL MITO DI PARTENOPE
CANZ.                         REGINELLA (Bovio - Lama)           
CANZ.                                     I TE VURRIA VASA’(Russo-Di Capua)    
POESIA                      SI TE PARLO (Eduardo De Filippo)                      
CANZ.                                     ANEMA E CORE  ( Manlio – D’Esposito )   
CANZ .                        TU CA NUN CHIAGNE   ( Bovio – De Curtis )   
POESIA                      ‘A LIVELLA  (Totò)                                          
CANZ.                        DICITANCELLO VUIE   ( Falvo – Fusco )
CANZ.                        TORNA A SURRIENTO (G. e E. De Curtis)
POESIA                      SCAMORZA, MUZZARELLA E PRUVULONE ( Salvatore Tolino )  
MUSICA                      CAROSELLO (R. Gervasio)
CANZ.                                    ‘A VUCCHELLA    (D’Annunzio - Tosti)                      
CANZ.                          MARECHIARE (Di Giacomo - Tosti)  
POESIA                        ‘A GATTA D’’O PALAZZO ( Eduardo De Filippo )
CANZ                            TU SI’ ‘NA COSA GRANDE (Gigli - Modugno)              
CANZ.                                    MALAFEMMENA  ( totò )
POESIA                      LA DONNA (  Totò)                     
MUSICA                       TARANTELLA
CANZ.                        ‘O SOLE MIO ( Capurro – Di Capua )
POESIA                         COMME A TANNE (Titina De Filippo)  
CANZ.                                    ‘O SURDATO NNAMMURATO (Cannio - Califano)                                                  

CANZ.                        FUNICULI’ FUNICULA’ (Turco - Denza)



I Teatralmusicanti saranno impegnati anche nella mattinata del 14 maggio alle ore 11.00 presso il teatro di Ceglie in una lezione concerto per studenti delle scuole di Ceglie Messapica.

Responsabile Comunicazione con i Media, Prof.ssa Olga Sarcinella
Associazione
CENTRO ARTISTICO MUSICALE CAELIUM
Via Ospedale Vecchio n. 16  - 72013 Ceglie Messapica (Br) - Tel/Fax 0831 388580 - 0831 377049

e-mail: info@associazionecaelium.it          sito web: www.associazionecaelium.it


Ciro Greco, baritono                                                             
Diplomatosi in pianoforte e canto ( anche ramo didattico ) presso i conservatori di Bari e Lecce, Ciro Greco si è laureato con il massimo dei voti e la lode in Discipline musicali-Canto lirico (conservatorio Nino Rota di Monopoli  2013). .    Selezionato da Magda Olivero, debutta in Butterfly a Milano (spettacoli organizzati in collaborazione con il  Teatro alla Scala  ). Nel 1994     Debutta al " VERDIANEUM " di Busseto  ( Ballo in Maschera di G.Verdi ,diretto da Sangiorgi ) e po al  " FESTIVAL della VALLE D'ITRIA "  (soirees italiennes di S. Mercadante ) a Martina Franca. Il 24 Giugno 2012   importante affermazione in Francia per l’esecuzione e incisione di un cd, in qualità di interprete principale, nel Requiem op.50 di Frederic Ledroit (Parigi - Eglise de la Madaleine).Attualmente è spesso in tournee all’estero
Donato Schena,  chitarrista
 si è diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio "N.Piccinni" di Bari, sotta la guida della prof.ssa L.Calsolaro. Ha partecipato da effettivo ai corsi di perfezionamento tenuti dai maestri Alirio Diaz, Oscar  Ghiglia e Domenico Del Giudice.La sua personalità versatile lo ha spinto a operare in vari generi musicali (musica leggera, pop, rock, jazz), approdando, poi alla musica classica, esibendosi sia da solista, che in formazioni da camera (in duo, con violino , flauto, voce; e in altri organici da camera). Ha registrato per numerose emittenti radio-televisive, ultimamente per radio Vaticana a Roma. Ultimamente si dedica al recupero della canzone classica napoletana, trascrivendo i brani per chitarra e voce e proponendo l'associazione di musica, danza e poesia per assicurare una più rapida fruizione del testo. Seguendo questa strada propone nel suo repertorio canzoni antiche spagnole, che esaltano le caratteristiche tecniche e timbriche della chitarra, e coinvolgono emotivamente lo spettatore grazie alla traduzione poetica in italiano e alle movenze coreografiche della danzatrice,evocando il folklore spagnolo.                                                                                                       
 Leonardo Lospalluti, mandolinista
Diplomatosi in chitarra nel 1986 con il massimo dei voti e la lode, sotto la guida della prof.ssa Linda Calsolaro, presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, consegue brillantemente anche il diploma in Didattica della Musica, Composizione (con il M° Fabio Cellini), e Direzione d’Orchestra (con il M° Rino Marrone), Mandolino (con il M° Mauro Squillante). Vince concorsi quali il Conc. Naz. di Mondovì (1982), “M. Donia” di Messina (1986), finalista al Concorso Internaz. “M. Giuliani”, vincitore assoluto al festival internaz. “Giovani Promesse” di Taranto, III premio nella cat. Duo del conc. “R. Curci” di Barletta, I premio al concorso europeo di Istanbul. Collabora con l’“Accademia Mandolinistica Napoletana” come chitarrista, mandolinista e direttore d’orchestra, nei suoi tour a Londra, Parigi, Stoccolma, e per incisioni discografiche per l’etichetta FELMAY (Mandolini all’Opera), “Le classiche napoletane e la loro storia”, edito dalla Gennarelli-Bideri, “Melodie dolenti” e "Melodie dolenti 2” entrambi editi da DigressioneMusic.

 Floriana Uva,  attrice
Attrice, regista, conduttrice di laboratori teatrali e corsi di dizione e lettura espressiva, direttrice artistica dell’Associazione Culturale “Altair” di Bari. Si è formata seguendo laboratori teatrali, di espressività corporea, movimenti scenici, interpretazione scenica, fonetica, dizione e interpretazione tenuti da Elvira Maizzani, Lino De Venuto, Floriana Carella, Paola D’Alessandro, Simona De Tullio, Pietro Matarrese. Nel 1999 diventa attrice professionista, dopo esperienze nel teatro amatoriale . Ha lavorato con diverse compagnie (La DifferAnce, Prometeo,  Altair, Codicearte, Dioniso, Breathing Art Company, Puglia Teatro, Nuova Ribalta, I TeatralMusiCanti, Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari diretta dal M° Rino Marrone).  Collaborazioni con:
Amnesty International, Fidas, Giraffa Onlus, UNESCO, UNICEF, Stati Generali delle Donne e varie associazioni di volontariato. Interviste radiofoniche su Radio Sound City di Bari e spot radiofonici per La Giraffa Onlus.

lunedì 9 maggio 2016

Damiano Leo:"Quel filosofo di mio nonno"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Quel filosofo di mio nonno". Buona lettura!




Quel filosofo di mio nonno







Aveva da poco superato la novantina, nonno Alfredo, quando dovette, suo malgrado, chiudere gli occhi per sempre.
Lo avevano sistemato, sul letto di morte, come lui voleva: tra le mani una corona del rosario e un grosso tomo di filosofia. Quanto di più caro aveva avuto in vita. Fede e ragione lo avevano accompagnato per tutto il suo cammino su questa terra. A giusta ragione si era guadagnato, il padre di mio padre, fama di uomo giusto e saggio.
Dalla sua casa, che piano piano è diventata un museo e una biblioteca, andavano e venivano studiosi e ricercatori di ogni estrazione sociale e di ogni dove. Per tutti, il nonno-filosofo, aveva un consiglio, una parola di conforto, un chiarimento, una delucidazione.
Una lunga barba bianca suggellava la sua saggezza. Gli anni, per il nonno, non erano trascorsi invano.
Lucido e intelligentissimo fino all’ultimo respiro.
Mi aveva chiamato al suo capezzale il martedì prima. Non immaginavo cosa volesse sussurrarmi  nell’orecchio. Sicuro di non essere ascoltato, se non da me, mi confidò d’aver nascosto tra le sue carte un quadernetto, con la copertina di cartone nero, nel quale aveva scritto ciò che tutti dovevano sapere. Dovevo cercarlo, leggerlo e farlo leggere, dopo il suo funerale.
Confesso che da subito non vedevo l’ora di avere tra le mie mani quel manoscritto. Chissà di cosa trattava.
Il nonno era ancora lì e non si decideva a tornare alla casa del Padre. La mia curiosità aumentava smisuratamente. Un’impazienza traboccante aveva suscitato la curiosità prima dei miei e poi di qualcuno di quei signori che visitavano il moribondo.
Il giorno dopo la sepoltura per me segnò l’inizio della caccia al tesoro. Misi a soqquadro l’intera biblioteca, con il tacito consenso di mio padre. Premeva anche a lui sapere cosa, il nonno, aveva annotato nel quaderno dalla copertina nera. Poteva trattarsi di un lungo, circostanziato testamento? O semplicemente la narrazione di una segreta storia d’amore di suo padre? O il resoconto di una scoperta scientifico-letteraria?
Bisognava trovare il quaderno ed io lo trovai.
Chiusi a doppia mandata la mia stanza. Meglio essere solo. La lettura di quel quaderno poteva cambiarmi la vita. Rivoltai più e più volte quel caro cimelio tra le mani. Benedissi il nonno che mi aveva prescelto. La sua saggezza non poteva tradirlo. Lessi. Incredulo, rilessi. Come poteva aver fatto tanto, il nonno? Lui, il saggio del villaggio. Cercai tra le righe. Ci doveva essere qualcosa che mi sfuggiva. Chiusi e riaprii quel quaderno dalla copertina nera. Non mi restò che sbellicarmi dal ridere.
Mio padre, probabilmente più impaziente di me di conoscere il contenuto del quaderno, aveva origliato da dietro la porta. Lo aveva interessato solo e soltanto la mia risata.
Bussò, ripetutamente. Mi pregò di farlo entrare. Mi supplicò di lasciar leggere anche a lui, lo scritto del nonno. In fondo era suo padre. Non potevo non renderlo partecipe. Il nonno, quello voleva. Tutti dovevano sapere.
Passai il quaderno a mio padre. Lo aprì come fosse uno scrigno. Finalmente anche lui avrebbe saputo. Lesse. Non gli parve vero e rilesse. Sfogliò nuovamente il quaderno da cima a fondo. Anche a lui non restò che sbellicarsi dal ridere.
Ma cosa c’era scritto in quel quaderno, vi starete chiedendo. Anche mia madre e mio fratello e mio zio e alcuni degli amici più stretti, e uno dopo l’altro tutti coloro che, al villaggio, sapevano leggere, si chiesero la stessa cosa. Tutti lessero e rilessero. Tutti finirono con lo sbellicarsi dal ridere.
Cosa diavolo poteva aver scritto quel saggio di mio nonno! Di mano in mano il quaderno capitò in quelle del curato. Lesse e stramazzò per terra. Tra le mani il quaderno del nonno che, da cima a fondo, recitava: “SBELLICATEVI DAL RIDERE”.