venerdì 26 febbraio 2016

Caelium: "New made ensemble"

 
 
 
 
Ricevo e pubblico con piacere
 
 
 
 
NEW MADE ENSEMBLE
L’ENSEMBLE IN RESIDENCE DEL CENTRO MUSICA CONTEMPORANEA DI MILANO
 
Ancora intense emozioni musicali all’Associazione Caelium di Ceglie Messapica. Domenica 28 febbraio, alle ore 19,00 presso il Teatro Comunale di Ceglie Messapica si esibirà il duo, Raffaele Bertolini (clarinetti) e Rephael Negri (violino), il New Made  (NEW Music And Drama Ensemble) concertisti dell’ensemble in residence del Centro Musica Contemporanea di Milano. Il New Made si è esibito nei Festival  e nelle Stagioni concertistiche delle principali città italiane, nonché in tournèe in Giappone e in Sud America, realizzando prime esecuzioni assolute di Roberto Andreoni, Louis Bacalov, Sonia Bo, Silvia Bianchera, Aldo Brizzi, Maurilio Cacciatore, Giorgio Colombo Taccani, Pasquale Corrado, Ivan Fedele, Maurizio Ferrari, Federico Gardella, Giuseppe Giuliano, Carla Magnan, Giacomo Manzoni, Riccardo Panfili, Marcela Pavia, Carla Rebora, Valerio Sannicandro, Rossella Spinosa, Roberta Vacca, ecc.
 
L’ensemble ha sviluppato progetti in collaborazione con i principali enti italiani per la musica contemporanea e ha realizzato diverse registrazioni discografiche per varie etichette. Il New Made Ensemble porta avanti un’attività continuativa di esecuzione e promozione delle opere di compositori iscritti al Centro, nonché registra  e pubblica i propri progetti per la Collana discografica del Centro Musica Contemporanea ARCHIVI DEL  XXI° SECOLO. Questo concerto si avvale della collaborazione del "Centro Musica Contemporanea di Milano" e ha come scopo quello di offrire al  pubblico una selezione di opere della musica "colta" di oggi scritte da compositori contemporanei italiani.
Il progetto ha previsto una serie di concerti dal vivo presso importanti Istituzioni e Associazioni di città italiane tra cui: AVELLINO - Auditorium del Carmine, MILANO - Museo del Novecento, LOVERE (BG) Accademia di Belle Arti Tadini, COMO -  Spazio Sinestesie, CAGLIARI - Conservatorio di musica, TRIESTE - La Stanza, LASPEZIA - Conservatorio di musica.
 
In programma l’esibizione di CEGLIE MESSAPICA (Br) Associazione Caelium - Teatro Comunale del 28 febbraio e quella di MILANO - 22 marzo - Festival 5 Giornate. Il Programma della serata prevede l’esecuzione di musiche di alcuni maestri tra cui: Angelo Bruzzese, Maura Capuzzo, Massimo Gianfreda, Andrea Nicoli, Stefano Pierini, Giacomo Platini, P. Alessandro Polito, Paolo Ricci, Roberto David Rusconi,Rossella Spinosa, Andrea Talmelli, Massimiliano Viel.
 
Responsabile Comunicazione con i Media, Prof.ssa Olga Sarcinella
Associazione
CENTRO ARTISTICO MUSICALE CAELIUM
Via Ospedale Vecchio n. 16  - 72013 Ceglie Messapica (Br) - Tel/Fax 0831 388580 - 0831 377049
e-mail: info@associazionecaelium.it          sito web: www.associazionecaelium.it
 


lunedì 22 febbraio 2016

Damiano Leo: "Incosciente felicità"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Incosciente felicità". Buona lettura!
 
 
 
 
 
"Incosciente felicità"
 
 
 
 
Lo avevano adagiato su un tavolo di marmo all’obitorio e mi avevano rintracciato per il riconoscimento. Ero io il parente più prossimo, io che sono suo fratello maggiore. Nessuno, meglio di me, avrebbe potuto adempiere quel triste rito.
Mio fratello Gennarino, immobile su quel freddo tavolo, non poteva essere diversamente giacché era saltato in aria con tutto il suo carico di tritolo, aspettava me.
Ci sono andato, al cimitero. Come avrei potuto sottrarmi? Due carabinieri, che sembravano la meraviglia fatta carne, mi stavano uno a destra e l’altro a sinistra. Come se ad armeggiare con quel maledetto ordigno fossi stato io e non quel poveretto di mio fratello. Loro lo avevano già ispezionato, nel sottoscala dell’incidente. Se l’erano guardato per benino, mio fratello. Almeno così mi hanno raccontato e non si spiegavano quello strano sorriso stampato su ciò che era rimasto del viso di quel disgraziato di Gennarino.
L’ultimo, strano, sorriso di mio fratello aveva fatto subito il giro del paese. Più dell’esplosione. Quello che più meravigliava non era tanto il boato, in pieno giorno, che pure era stato forte, quanto quell’espressione di grande felicità. Notata da chiunque aveva avuto il coraggio di dare una sbirciatina nel sottoscala del triste evento. Gennarino, non v’era dubbio, sorrideva nel tentativo, non riuscito, di confezionare una nuova bomba per capodanno. Ma perché? Nessuno si era saputo dare una risposta, nemmeno gli inquirenti. Quelli, forse, volevano saperlo da me, dopo il riconoscimento.
I due militi si misero da parte e mi lasciarono entrare, nell’obitorio. Mio fratello era là, coperto da un grande telo verde. Lo riconobbi subito, prima ancora di scoprirlo. Conoscevo bene tutte le sue curve. Lo avevo osservato, così coperto, mille e mille volte. A lui piaceva dormire, con le coperte d’inverno e le lenzuola d’estate, tirate fino al capo. Vivevamo sotto lo stesso tetto da sempre, io e mio fratello.
Quelli, i due carabinieri, però, vollero che sollevassi il telo dalla faccia. Per essere sicuro che si trattasse di mio fratello. Anche a me era giunta la notizia dello strano sorriso. Uno, salta in aria e sorride. Non ha il tempo di chiedere aiuto, perdono, ma di sorridere sì. Beata incoscienza. Incosciente felicità. Mio fratello era là, immobile. Toccava anche a me guardarlo in viso. Capire, se c’era capire. A me, più che a chiunque altro, chiedevano non solo di riconoscere, ma anche spiegare quel sorriso, quel ghigno di gioia, di contentezza.
Mio fratello, poveretto, aveva riso. Saltato in aria, mentre armeggiava la sua miccia, il suo tritolo, i suoi intrugli esplosivi e aveva sorriso. Sì, sorriso e tutti ne erano meravigliati. Anche i due carabinieri. Nessuno, però, capiva. Dovevo farlo io, che ero suo fratello.M’accostai lentamente al tavolo di marmo, dove mio fratello aspettava d’essere riconosciuto e capito.
Levai, da un angolo, il telo verde. Tanto quanto bastava per scoprire quello che era rimasto del volto di mio fratello. Era proprio lui, il mio povero fratellino e sorrideva, come non aveva fatto mai. Neanche il giorno della Prima comunione. Lasciai che il lembo del telo verde tornasse al suo posto. Giunsi le mani in preghiera. In alto lo sguardo, per non piangere. Un Eterno riposo e poi un altro e un altro ancora. Capii.
Gennarino era felice d’essere morto da solo. Con il suo tritolo, la sua miccia, i suoi intrugli esplosivi che, a capodanno, chissà quante vittime avrebbero potuto fare.
 


lunedì 15 febbraio 2016

Damiano Leo:"Prima il dopo"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Prima il dopo". Buona lettura!
 
 
 
 
"Prima il dopo"
 
 
 
A me può capitare, la sera, di non ricordare quello che ho fatto la mattina. Ma ciò che mi successe ventitre anni fa - dico ventitre anni fa - non lo dimentico mai. Se avete la compiacenza di ascoltarmi ve lo racconto. Vi assicuro e giuro su quello che ho di più caro al mondo, che quello che sto per dirvi mi è realmente accaduto. Dovete credermi. Tralascerò volutamente qualche particolare, per non annoiarvi, ma state certi che tutto, proprio tutto, risponde al vero. Non un’acca sarà frutto della mia fantasia.
Una mia vecchia amica, della quale ho perso le tracce, mi aveva raccontato, qualche giorno prima dell’incontro del quale voglio riferirvi, che a Nicola non ne andava bene mai una. Quello che per gli altri era bianco, per lui era nero. Se pioveva per lui c’era il sole. Ciò che era bollente, per lui era ghiacciato. Rideva quando c’era da piangere. Di giorno dormiva, mentre di notte scorrazzava nelle sue tenute. Nicola è l’uomo del quale mi accingo a dirvene delle belle.
Mi rendo conto solo ora di avervi già anticipato qualcosa. Vi sembrano normali tali comportamenti? Cosa diavolo poteva essere successo al nostro eroe?
Lo chiesi direttamente all’interessato, al primo incontro. Quasi sette lustri fa, come vi ho già riferito.
Incontrai Nicola alle poste centrali. Lui, come me, doveva pagare una bolletta della luce. Mi raggiunse allo sportello entrando dalla porta d’uscita e subito si piazzò davanti a tutti, ignorando la lunga coda. Mise tutti a tacere gridando che lui cominciava sempre dalla fine. Quindi il suo posto era in testa a tutti. Proprio davanti a me, nonostante fosse giunto il mio turno. Lo strattonai violentemente nel tentativo di conservare la mia posizione. Cadde per terra, trascinandomi su di sé. Rotolammo insieme per metterci in piedi. Il direttore, apparso per caso giusto in quell’istante, chiamò la forza dell’ordine, scambiando una caduta per una lite. Ci trovammo in gattabuia, senza poter proferire parola. Io e Nicola, in prigione nella stessa cella, in attesa di essere ascoltati.
L’attesa fu lunga ed esasperante. Ma tu, Nicola, non potevi aspettare il tuo turno come tutti gli altri? Mi raccontasti che proprio non potevi, che il tuo mondo era fatto di contrari. Il dopo, veniva prima dell’inizio. Mi dicesti cose che non stavano né in cielo né in terra. Tu non potevi farci niente, perché era nella tua natura vivere sempre e comunque in controtendenza. Eri fatto così. Nascesti che eri vecchio e, piano piano, eri diventato prima adulto, poi giovane. Proseguisti che dovevi vivere l’adolescenza, l’infanzia, quindi essere bambino, poi pargolo, dopo neonato, infine embrione. Tralasciasti la gravidanza di tua madre, per pudore. Ecco perché quando sei venuto alle poste, dove ci siamo conosciuti, hai cercato di piazzarti in cima alla fila. Perché per te tutto iniziava dalla fine e non certo perché volevi gabellarci.
Vallo a spiegare alla gendarmeria. Non lo spiegammo. Non ce ne fu bisogno e rimanemmo lì a marcire in quella cella. In verità io ad invecchiare, mentre tu, Nicola, tornavi bambino. Beato te.


GTA: "Ce pacienze ca ngi vole"



Domenica 21 febbraio ore 21 presso il Centro Anziani di Ceglie Messapica

venerdì 12 febbraio 2016

Caelium: "Duo violino e chitarra"

 



Ricevo e pubblico con piacere

Al via il terzo appuntamento con la Rassegna musicale dell’Associazione Caelium.
Domenica 14 febbraio presso il teatro Comunale di Ceglie Messapica alle ore 19,00 si esibirà un duo di indubbia bravura  FERDINANDO TREMATORE e LUCIANO POMPILIO, rispettivamente VIOLINO – CHITARRA. Ferdinando Trematore (violinista), ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali, come violino solista e musica da camera, classificandosi sempre nei primi premi assoluti. Nel settembre 2010, consegue  il diploma con lode presso il Conservatorio di Musica "U. Giordano" di Foggia, sotto la guida del M° M. Fiorentini. Attualmente si perfeziona con il M° B. Belkin presso la ZuydUniversityfaculteitConservatorium di Maastricht (Olanda) e in musica da camera con il Trio di Parma presso l’International Chamber Music Academy a Duino (Trieste).

Luciano Pompilio (chitarrista), si diploma in chitarra classica nel 1990 presso il conservatorio “U. Giordano” di Foggia, con il massimo dei voti sotto la guida dei Maestri S. Mileto, C. Marcotulli, S. Palamidessi. Concorrono inoltre alla sua formazione gli incontri con A. Minella, A. Ponce, D. Russel, M. Barrueco. Parallelamente studia musicologia presso l’Università di Lettere e Filosofia di Bologna conseguendo la Laurea D.A.M.S. Dopo importanti esperienze solistiche e con varie formazioni, si è unito in duo con G. Caputo imponendosi all’attenzione della stampa e degli addetti ai lavori vincendo in questa formazione 15 primi premi, tra i quali spicca il concorso di Montelimar (Francia). Ha suonato per importanti istituzioni musicali in Italia, Spagna, Ungheria, Olanda, Belgio, Svizzera, Austria, Malta, Germania, Macedonia, Montenegro, Serbia, Francia, Polonia, Messico, Stati Uniti, Croazia, Slovacchia, Russia, etc. 

Il Programma della serata prevede esecuzione di brani di:

Ø  Ferdinando Carulli (Ouverture dal Tancredi di Rossini-trascrizione per violino e chitarra di F. Carulli;
Ø  Niccolò Paganini( Sonata Concertata M.S. 2, per violino e chitarra,Allegro spiritoso, Adagio assai espressivo, Rondò);
Ø  Johann Sebastian Bach (Andante e Allegro dalla Sonata n. 2 BWV 1003, per violino solo);
Ø  Niccolò Paganini (Capriccio N. 4, per violino solo);
Ø  Augustin Pio BarriosMangoré (La Catedral, per chitarra sola);
Ø  Astor Piazzolla ("Historiedu tango", per violino e chitarra ;            Bordello 1900 ; Café 1930 ; Nightclub 1960 ;  Concert d'Aujourd'hui).
Un incontro musicale che promette intense emozioni.
Responsabile rapporti con i Media, Prof.ssa Olga Sarcinella

Associazione

CENTRO ARTISTICO MUSICALE CAELIUM

Via Ospedale Vecchio n. 16  - 72013 Ceglie Messapica (Br) - Tel/Fax 0831 388580 - 0831 377049

e-mail: info@associazionecaelium.it          sito web: www.associazionecaelium.it

(Il chitarrista Luciano Pompilio)

(Il violinista Ferdinando Trematore)


 


lunedì 8 febbraio 2016

Damiano Leo: "Sparire"

(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Sparire". Buona lettura!
 
 
 
"Sparire"
 
 
 
Da qualche anno, in casa Manganiello, si litigava in continuazione. Negli ultimi tempi, anche per un nonnulla. Giovannina, moglie del povero Carmelo, mugugnava contro il marito in continuazione. Non le andava mai bene niente, almeno così andava dicendo in giro suo marito. La vittima sacrificale. Bastian contrario, secondo sua moglie.
Uno stillicidio d’insopportabili rimbecchi cucinava a fuoco lento l’uomo, l’eterno bersaglio, il disgraziatissimo marito di Giovannina.
Quel grigio pomeriggio di un freddo inverno i due coniugi avevano litigato più duramente e forse avevano anche alzato le mani, cosa che, in verità, non era mai successa prima.
Carmelo, quella notte, proprio non riusciva a dormire. Si voltava e rivoltava tra le lenzuola, sempre con minor successo. La sua nota pazienza nel sopportare la moglie era giunta ormai a capo linea. Ogni misura, secondo lui, era colma. Non gli rimaneva che mettere in pratica quello che da tanto, segretamente, tramava: sparire. Ma non sapeva né come, né, tantomeno, quando. Ingannò quella notte cercando le risposte, ma fino all’alba, quando doveva necessariamente levarsi dal letto, proprio non le vennero. Decise solo che avrebbe affrontato Giovannina e le avrebbe rovesciato addosso il suo proposito. Sparire.
Carmelo rovesciò, gettando nello sconforto, prima la povera mogliettina e dopo i suoi sette figli.
Nulla, dopo quella maledettissima notte, fu più come prima, in casa Manganiello. Trepidazione ed ansia dominavano sovrani. Tutto poteva succedere, ma nessuno sapeva quando. Carmelo, questo, non lo aveva mai detto. Forse non lo sapeva neanche lui. Aveva deciso solo di sparire. Per Giovannina, sempre più piegata su se stessa, poteva succedere in qualsiasi momento e in qualsiasi modo. Ogni uscita di casa del marito diventava un incubo. Un minuto in più, un’eternità. Persino quando Carmelo doveva rifornirsi di sigarette volevano impedirgli di uscire. Poteva essere una banale scusa. Un pretesto. Poteva essere il momento buono per non tornare. Per sparire. Un incubo. Un interminabile incubo.
«Non fatelo uscire. Vi prego, non fatelo uscire», supplicava i figli  Giovannina.
«Ma come si fa, come si fa?» chiedevano loro e qualche volta aggiungevano: «Se ha deciso di sparire, avrà deciso anche come e quando. Ma noi non lo sappiamo. Si può sparire ovunque. Si può sparire sempre.»
Forse fu quel “sempre” che ridette forza a Giovannina. Capì da sola che Carmelo doveva sì sparire, ma molto, molto tempo dopo. Infatti se ne andò alla veneranda età di 104 anni, morendo di morte naturale.
In casa Manganiello, dopo che i figli avevano pronunciato quel fatidico “sempre”, non è successo nulla di insolito, a parte il fatto che Carmelo ha vissuto così a lungo.
 


venerdì 5 febbraio 2016

La cappella "Santa Filomena"

(La cappella "Santa Filomena", foto V. Suma)




La cappella "Santa Filomena" è situata sulla strada provinciale Ceglie Messapica - Francavilla Fontana
 
 
"La cappella, le cappelle ascoltavano... storie di un bambino che stava per nascere, maschio, due braccia di più nel lavoro dei campi, della ragazza ormai grande che faceva all'amore con il figlio del compare, della gelata che aveva distrutto tutto, dello zio morto, ed alla fine era tutto un amen.
La cappella, le cappelle raccontano ancora infinite storie di amanti furtivi, di lacrime di mamme, di sorrisi di bambini.
Le cappelle, raccontano... ancora!" (E. Turrisi, Soste di pietra, Regione Puglia, Assessorato alla pubblica istruzione p. 13).


 
(La cappella "Santa Filomena", foto V. Suma)
 
 
 
 
 

 

lunedì 1 febbraio 2016

Damiano Leo: "Al mio funerale"


(Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Al mio funerale". Buona lettura!
 
 
"Al mio funerale" 
 
 
 
 
Mi viene in mente l’evangelico: “Chiedete e vi sarà dato”. Così ho chiesto a me  stesso e, con mia grande sorpresa, ho ottenuto di partecipare al mio funerale.
Sicuramente non è una cosa di questo mondo e, ne sono certo, non è mai stata concessa a nessuno. Forse perché a nessuno è venuto mai in mente di chiederlo. Io l’ho fatto, dopo che ci pensavo da tanti anni. Ho rimuginato, pensato e ripensato, sognato più e più volte di accompagnare il mio feretro al cimitero, di vedere da vicino cosa mi succederà nel giorno della mia dipartita, che qualcuno o qualcosa che regola questa nostra vita terrena si sarà seccato a tal punto da concedermelo. Nutrivo così tanta curiosità da smuovere le montagne. Dovevo necessariamente essere accontentato. Lo volevo con tutte le mie forze. Sono stato accontentato.
Provateci anche voi, non si sa mai. Se è successo a me, potrà succedere anche a voi e leverete lo sfizio di sapere anche voi cosa succederà nel giorno del vostro ultimo viaggio.
Comunque a me è successo, ve lo posso e voglio raccontare. Voi, però, non andate a dirlo in giro. Non voglio passar per matto e non voglio che, tutti insiemi, contemporaneamente, chiedono a se stessi o a chi vogliono loro, di vivere la mia stessa esperienza. So da me che non è possibile. Non sta né in cielo, né in terra. A nessuno, a parte me, è dato di accompagnarsi al campo santo.
Vi dico subito che ne sono uscito profondamente deluso.
Nulla è andato come ho sempre immaginato.
Al primo segnale di mancamento, che avevo avuto dopo che mi ero sorbito un caffè doppio, al bar del centro, avrebbero dovuto chiamare un medico o il 118, ma nessuno lo fece. Dissero che era stato solo un lieve calo di pressione. Bastava un bicchiere d’acqua ben zuccherata e tutto si sarebbe risolto. Non bastò, giacché, la stessa notte, anche se tra le mura domestiche, mi accasciai al suolo senza più rialzarmi. Anche questa occasione fu diversa da come l’avevo immaginata io. Accasciarmi al suolo sì, ma mentre mi sbellicavo dal ridere, in un teatro.
Mi ricomposero adagiandomi in una bara color marrone scuro. Io ne avevo immaginata una più chiara, molto più chiara. Il vestito nuovo, chiaramente color nero e io lo avevo sempre desiderato bianco, me lo infilarono a forza due becchini, sebbene avessi sempre preferito che a sistemarmelo dovevano essere le amorevoli mani di mia moglie. Lei che subito urlò il suo dolore ai quattro venti, mentre io avevo preferito che, il dolore, se lo doveva tenere ben stretto nel suo cuore.
Sul manifesto scrissero prima il cognome e poi il nome. Io preferivo il contrario, giacché avevo sempre detto che l’individuo viene prima della famiglia.
Spogliarono il salone per riempirlo di sedie, disposte tutte intorno alla bara. Mentre io mi ero immaginato in camera da letto, con tutto, ma proprio tutto, al proprio posto.
Per me niente fiori, solo opere di bene. Invece mi affogarono la sala, il pianerottolo ed anche le scale di garofani, rose e gigli da togliere il respiro a chiunque.
Volevo anche i bambini durante la veglia funebre. Dovevano sapere da subito che nessuno è eterno su questa terra. “Nascendo, accettiamo la morte”, avevo detto sempre. Di ragazzini, al mio funerale, neanche l’ombra.
In chiesa c’erano solo i parenti più stretti. E pensare che, per me, avessi sognato il tutto esaurito.
Il prete, d’accordo con la povera vedova, aveva dispensato dal triste rito delle condoglianze. Eppure, secondo me, quello era il momento migliore per far sentire la propria vicinanza ai miei parenti più prossimi. Anche il momento per far sapere loro chi c’era e chi non c’era. Invece niente. Tutti a casa, contrariamente a come avevo sperato io.
Non sopportavo le bande di paese. Mi accompagnarono con la banda di paese. Detestavo le marce funebri. Come per dispetto, tanto non potevo né parlare, né sentire, intonarono subito la più classica delle marce funebri.
Per uscire dalla chiesa mi caricarono su di un vecchio carrello a quattro ruote. Io avrei preferito essere accompagnato a spalle.
Le campane suonarono triste a distesa. Io avrei preferito il silenzio. Massimo silenzio. Tanto tutti, prima o poi, sapranno che me ne sono andato anch’io.
Il corteo fece il giro della parrocchia. Io avrei preferito tirare dritto per la sepoltura. Senza aspettare il giorno dopo, come invece fecero.
Nulla, lo ribadisco, proprio nulla è andato come volevo io, al mio funerale.
Così ho deciso di non morire, mai.