giovedì 28 gennaio 2016

MittAffett allo scrittore: "1°concorso letterario nazionale"




La neo nata Associazione Culturale “MittAffett” si propone di organizzare un concorso letterario che esalti l'arte della scrittura e che possa valorizzare le abilità degli autori. Quest'anno la rassegna nasce con il nome “Gea Mea” (terra mia in greco e latino) e pone come tema l'attaccamento di ogni individuo alla propria terra d'origine. Ai partecipanti vien chiesto di sviluppare un elaborato che rappresenti al meglio il legame tra uomo e terra natia, che esalti quest'ultimo e che trasmetta al lettore l'amore per il proprio territorio nonché il passato che ha formato ognuno di noi. Il Concorso è aperto a tutti i cittadini italiani così come descritto dal bando ivi allegato. L'associazione è fortemente convinta che la propria terra non debba essere solo ammirata seguendo le vie del gusto o della bellezza visiva, ci si deve innamorare di essa anche intellettualmente. La passione per il proprio territorio deve contagiare cuore e cervello, inebriare tutta la sfera sensoriale umana e per far questo occorre stuzzicare i punti più sensibili dell'encefalo, occorre scrivere e sentir leggere della propria terra. È per questo che nasce il nostro concorso: per svegliare le menti e portare all'attenzione di partecipanti e lettori che la bellezza, oltre ad essere fotografata, può anche divenire scrittura.
 
 
Per ulteriori informazioni visitare il sito http://mittaffett.wix.com/mittaffet
 
 
 
 

Antonio Conserva:"In giochi di parole... Sinfonie... Tra aforismi e riflessioni"




Il post di oggi lo dedico all'amico e poeta Antonio Conserva. "Tra aforismi e riflessioni"


Nel leggerle, così, d’acchito, queste riflessioni che Antonio Conserva, pittore, poeta, operatore culturale attivo e fattivo in Ceglie Messapica, intende consegnarci sembrano dei giochi di parole, dei calembour, freddure fini a se stesse per stupire il lettore e fargli considerare quanto sia abile nel pensarle, nel confezionarle, nel proporle. Ma, a ben vedere, così non è! Perché esse sottendono, nell’apparente leggerezza semantica, una profondità di pensiero che, per coloro che vogliano farne tesoro, possono costituire un viatico prezioso per percorrere, con maggiore sicurezza, i perigliosi sentieri della vita così come già invitava a fare il grande filosofo napoletano Giambattista Vico, fondatore, all’inizio del XVIII secolo, della Storia come scienza, scienza nuova, allorché scrisse che è necessario <<ragionar de’ particolari per assiomi o… massime>>. Intendendo con questo termine, rigorosamente, quei principi oppure verità generali che possono servire da guida; da guida nell’esistenza quotidiana e da regole di comportamento nei confronti di se stessi, prima, e degli altri, poi, siano costoro nostro prossimo o che vivano alquanto lontani da noi.
Quasi giornalmente, con verve e leggerezza, nella rubrica che cura su “Il Messaggero”, intitolata “Il grillo parlante. A tu per tu”, Roberto Gervaso, uno degli scrittori più brillanti e caustici d’Italia, somministra stille di saggezza ai suoi lettori; stille che corroborano, o si presume che servano a tale nobile scopo, l’intero arco della ventiquattro ore per rendere meno faticoso il duro percorso che ciascuno di noi, a volte, è costretto ad affrontare e a cercare di superare: un vademecum contessuto di tanto buonsenso che risulta piacevole leggere facendone profittevole tesoro.
Un piccolo scrigno talmente ricolmo di perle iridescenti che risulta leggiera fatica tenerlo come in dote.
Anche a Ceglie Messapica, parecchi anni fa, fu pubblicato un volume di <<Poesie e Massime>> dell’avvocato Giuseppe Magno, autore, con il figlio Pietro della <<Storia di Ceglie Messapica>> per i tipi dell’editore Schena di Fasano di Brindisi, nel 1992: i capitoli di questa <<Storia>>, redatti da Magno senior, recano come epigrafe alcune sue <<Massime>> che così arricchiscono questo lavoro che spazia non soltanto tra avvenimenti, guerre e soprusi, ma possiede anche un taglio di dimensione sociologica che ne fa quasi un unicum nell’ambito storico-politico dell’alto Salento Brindisino.
<<A volte - considera Antonio Conserva - è un bene perdere la stima di qualcuno che non l’integrità della propria dignità>>.
È ciò che ha inteso proporsi con le sue massime e gli aforismi, per la sua parte, l’Autore che, presente nel panorama virtuoso degli studi di Ceglie, si è posto ora alla sequela di questi significativi precedenti fissando come immediato obiettivo quello di dover esulare da un asfittico impegno culturale di dimensione cittadina desiderando fortemente allargare l’orizzonte intimo e contrassegnare con il proprio stigma di intelligenza e di pratico ben fare, ogni espressione in cui risultano sfaccettate tutte le gamme della vita di pensiero così come recita questa massima che serve per rendere più credibile un impegno ed un modo di fare
Gaetano di Thiène Scatigna Minghetti
Ceglie Messapica, 1° ottobre 2015, memoria di Santa Teresa del Bambino Gesù, dottore della Chiesa Universale.
 

                  
                                     Antonio Conserva
 
 

mercoledì 27 gennaio 2016

" Ci cussu qqua jete n'omme" (Se questo è un uomo) Primo Levi, traduzione di Pietro Gatti

 
 
 
"Ci cussu qqua jete n'omme" (Se questo è un uomo) Primo Levi, traduzione di Pietro Gatti
 
 
 


"Giorno della memoria 2016"






 
 
 
Questa mattina presso il Teatro Comunale di Ceglie Messapica si è svolta la manifestazione dedicata al "Giorno della Memoria". L'evento è stato organizzato dall'Archeoclub d'Italia (sede di Ceglie Messapica) e dall'Amministrazione comunale di Ceglie Messapica, con la collaborazione del 1° Istituto comprensivo -  2° Istituto comprensivo - l'IISS "C. Agostinelli". Durante la manifestazione i ragazzi del 1° - 2° Istituto comprensivo hanno presentato alcuni lavori (poesie, filmati).Mentre, i ragazzi dell'IISS "C. Agostinelli" hanno eseguito delle performance.
 
 
 
 
Alcune foto della manifestazione
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
Alcuni lavori realizzati dai ragazzi del 1° e 2° Istituto comprensivo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

"Ensemble Caelium"





 
 
 
 
Ricevo e pubblico con piacere
 
L’Associazione Caelium appassiona e promette stimolanti incontri musicali:  dopo l’encomiabile serata di apertura del 17 gennaio con Maurizio Nazzaro, lodevole artista dell’area partenopea che tanto successo ha riscosso tra gli spettatori, continua il viaggio musicale attraverso la pregevole musica proposta da Caelium. Domenica 31 gennaio, alle ore 19,00,  presso il Teatro Comunale di Ceglie Messapica si terrà il secondo concerto della XXII stagione concertistica dell’Associazione. Intratterrà il pubblico un gruppo di giovani artisti, L’Ensemble Caelium, formazione composta da Elsa Ernestina GIANFREDA, soprano, Carlo Giuseppe MONACO, baritono, Domenica GIANNONE, maestro accompagnatore al pianoforte.
E’ un gruppo vocale-strumentale sorto in seno al Centro Artistico Musicale Caelium, con lo scopo di promuovere e diffondere la cultura musicale con la divulgazione delle grandi opere musicali che hanno segnato la storia della musica occidentale e non solo. L’ensemble, inoltre, ha come obiettivo la divulgazione di musiche non solo di compositori pugliesi del passato, ma anche di quelli del ‘900 storico e contemporaneo.
Di seguito alcune note biografiche sugli artisti dell’Ensemble Caelium:
ELSA ERNESTINA GIANFREDA – soprano. Inizia gli studi musicali con il violoncello e il pianoforte, in seguito intraprende lo studio del canto lirico con il soprano Serafina Tuzzi. Nel 2011 consegue brillantementeil diploma di Canto presso il Conservatorio di Musica “N. Piccinni” di Bari sotto la guida del M° Donato Tota. Continua lo studio del repertorio lirico e da camera, si perfeziona con il M° Michael Aspinall. Frequenta la Facoltà di Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Bari. E’ stata premiata in diversi concorsi tra cui: 3° Premio al 15° Concorso Internazionale “Euterpe” di Corato (BA), nel 2013; 1° Premio, sez. canto lirico, al 16° Concorso Musicale Nazionale “P. Mandanici” di Barcellona P.G. (ME), e il 2° Premio nella sez. Musica Vocale da Camera, nel 2014. Ha cantato lo Stabat Mater di P. Cafaro, nelle produzioni concertistiche organizzate nell’ambito della Rassegna “Notti Sacre in Puglia”. Sempre come soprano solista ha eseguito la cantata sacra di D. Buxtheude “Membra Jesu Nostri” con la Cappella S. Teresa dei Maschi di Bari, diretta dal M° Sabino Manzo. Ha cantato, inoltre, la Messa brevis “Spatzen-Messe” di W. A. Mozart, con l’Orchestra e Coro dell’Università di Bari diretta dal M° Rino Marrone, nella Basilica di S. Nicola di Bari.
CARLO GIUSEPPE MONACO - baritono. Dopo il conseguimento della laurea in Ingegneria Informatica presso il Politecnico di Bari col massimo dei voti, intraprende lo studio del canto lirico presso il conservatorio "N. Piccinni" sotto la guida del Maestro Donato Tota, diplomandosi nel 2012 con il massimo dei voti. Partecipa a diversi concerti e rappresentazioni operistiche sul territorio italiano, tra cui Foggia, Bari, Campobasso, Caserta, Casamari (Fr), Donnafugata (Rg). Dal 2005 è artista del coro del Teatro "U. Giordano di Foggia", dal 2013 è artista del coro aggiunto al Teatro "Petruzzelli di Bari" con cui ha collaborato per l'esecuzione dell'Opera "Rigoletto" e della "Messa da Requiem" di G. Verdi. Ha cantato nelle opere: "Traviata" di Giuseppe Verdi (ruoli Barone, Marchese), "Tosca" di G. Puccini (Sagrestano, Sciarrone), "Barbiere di Siviglia" di G. Rossini (Leporello). Dal 2014 fa parte dell’“Ensemble Caelium”, formazione nata in seno all'omonima Associazione "Caelium" di Ceglie Messapica (Br), con cui ha tenuto numerosi concerti sul territorio nazionale.
DOMENICA GIANNONE –pianista. Frequenta sin da tenera età il Conservatorio “N.Piccinni” di Bari, dove nel 2011 si laurea in Pianoforte con il massimo dei voti e la lode, nel 2014 si diploma col massimo dei voti in Direzione d’Orchestra e dove tuttora prosegue i suoi studi di Composizione con il M° Massimo Gianfreda. Nel 2014 si laurea col massimo dei voti e la lode in Didattica dell’italiano a stranieri, presso il dipartimento di Lettere Lingue Arti dell’Universitàdegli Studi di Bari. Si è perfezionata con A. Delle Vigne, P. Rattalino, R. Risaliti, T. Poli, A. Ciccolini. Come pianista partecipa a numerosi concorsi nazionali con ottimi risultati tra cui spiccano molti primi premi. Ha eseguito i concerti per pianoforte e orchestra di W.A.Mozart K414 e K488 riportando larghi consensi di pubblico e critica. Ha diretto l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Bari in diverse occasioni fra le quali la “Festa Europea della Musica”, Teatro Curci di Barletta. Nell'ambito della manifestazione "Musica nelle corti di Capitanata", ha diretto "Le nozze di Figaro” di Mozart al Teatro “U. Giordano” di Foggia. E’ stata assistente alla direzione e pianista in una produzione del 40° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano
 
 
Associazione
CENTRO ARTISTICO MUSICALE CAELIUM
Via Ospedale Vecchio n. 16 - 72013 Ceglie Messapica (BR)
Cod. Fiscale e Part. IVA 01597100740
associazionecaelium@pec.it
 

 

 







lunedì 25 gennaio 2016

Damiano Leo: "Le dita sul pianoforte"

Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Le dita sul pianoforte". Buona lettura!
 
 
 
Le dita sul pianoforte
 
 
 
Filomena, la mia sorella minore, finalmente l’aveva spuntata. A differenza di noi, era riuscita a farsi iscrivere al Conservatorio. Lei - diceva -  aveva un debole per il pianoforte, così, per quello strumento, tutte le sere, dalle cinque alle sette, era fuori casa.
Io un po’ la invidiavo e non tanto perché lei poteva cambiare aria, quanto perché anche a me sarebbe piaciuto ricevere lezioni di musica. A me piacevano tutti gli strumenti a percussione, ma mi ero dovuto accontentare di picchiare e ripicchiare su pentole, tegami, bicchieri e stoviglie inforcando mestoli di legno da cucina. Mia madre tollerava, ma lei, mia sorella che frequentava il Conservatorio, proprio non voleva stare ad ascoltarmi. La mia non era musica, ma insopportabile rumore, almeno per lei ed anche per mio padre e i miei fratelli, in verità.
Sconfitto dall’insensibilità di quanti abitavano la mia casa, rinunciai per sempre ai miei concerti. Il mio estro artistico virò verso altri interessi. Filomena, invece, aveva seguitato a frequentare l’istituto musicale, con qualche risultato, almeno così dicevano i miei. Tanto che, pur tra mille difficoltà, nel salone di casa, a bella mostra, erano riusciti a piazzare un vecchio ma ancora funzionante pianoforte. Lo avevano quasi estorto, pagandolo poco per volta, ad un vecchio insegnante di musica in pensione, amico di amici e bisognoso di liquidità.
Tre anni di Conservatorio erano bastati perché Filomena facesse volare i suoi ditini da un tasto all’altro del suo intoccabile pianoforte. Una scala oggi, una scala domani. Solfeggi e ancora solfeggi. Lei era sempre là, incollata allo sgabello del suo strumento. Che non andava toccato. Era lei la musicista di casa e a lei toccava deliziarci della sua musica. Confesso che le sue prime suonatine cominciavano a piacermi. La mia vecchia passione per le note, di tanto in tanto, tornava a galla e proprio grazie lei, a mia sorella che aveva frequentato il Conservatorio. Dico “aveva” perché ormai non frequentava più. Si limitava, ormai, ad eseguire ad orecchio quei pochi passaggi che aveva imparato quando frequentava. Certi pomeriggi a me la sua musica risultava particolarmente piacevole. Seguivo con piacere le sue mani che correvano sulla tastiera. Tasto bianco, tasto nero, poi di nuovo: tasto bianco e tasto nero. Ti, ta, ti, ta e ancora ti, ta, ti, ta. Sprofondavo sulla poltrona posta dinanzi al pianoforte. Percepivo un dolce rilassamento generale. Tra un ti-ta e l’altro mi percepivo che tutto il mio sistema nervoso si liberava da ogni forma di tensione. Mi addormentavo.
La poltrona che mi aveva accolto improvvisamente mi risultava scomoda. Qualcosa mi stava infastidendo. Cominciavo a sentirmi sulle spine, ad innervosirmi. Non avevo più pace. Mi giravo e rigiravo, di qua e di là, a destra e a sinistra. Allungavo piedi e mani. Il fastidio cresceva, cresceva, cresceva. Non ne potevo più. Sgranavo gli occhi. Ero ancora là, davanti al pianoforte. Le dita di mia sorella volavano ancora sui tasti bianchi e neri. Ti, ta, ti, ta, ti, ta e ancora ti, ta, ti, ta. Tasto bianco, tasto nero, poi di nuovo: tasto bianco e tasto nero. Ti, ta, ti, ta e ancora ti, ta, ti, ta.
Richiudevo gli occhi, con forza e immaginavo che le dita di mia sorella rimanessero sulla tastiera, incollate.

 
 

"Lions Club" Ceglie Messapica: premio donna dell'anno




Ricevo e pubblico con piacere



Lions Clubs International

Distretto 108 Ab Puglia – Italy

 

Lions Club Ceglie Messapica -Alto Salento

                                                                      

Ceglie Messapica, 23/01/2016

 

COMUNICATO STAMPA

 

            Il Lions Club Ceglie Messapica - Alto Salento, in collaborazione con l’Associazione Caelium, promuove il Premio Donna dell’Anno. Il premio, giunto alla nona edizione, vuole essere un riconoscimento all’eccellenza femminile del nostro territorio. La cerimonia di premiazione avverrà il 12 marzo 2016, presso il Teatro Comunale, nell’ambito di un concerto della Rassegna Caelium.

            Coloro che desiderano proporre delle candidature possono farlo scrivendo al seguente indirizzo:


            Saranno valutate le proposte pervenute entro il 22/02/2016, corredate dal Curriculum - Vitae (in formato europeo) della candidata.

Il segretario                                                                          Il Presidente

F.to Rocco Urso                                                                     F.to Massimo Gianfreda

                                                                                   

ALBO PREMIO DONNA

 

-          Anno 2008: Dr.ssa Vincenza Barletta, pediatra

-          Anno 2009: Dr.ssa Antonella Ricci, chef

-          Anno 2010: Dr.ssa Giuseppina Barletta, dirigente Digos

-          Anno 2011: Dr.ssa Lucia Palazzo, medico chirurgo

-          Anno 2012: Dr.ssa Agata Scarafilo, giornalista, direttore S.G.A.

-          Anno 2013: Dr.ssa Angela Palmisano, docente universitaria

-          Anno 2014: Dr.ssa Lucrezia Argentiero, giornalista

-          Anno 2015: Dr.ssa Maria Antonietta Epifani, musicologa, docente Liceo musicale - Brindisi

 

 

mercoledì 20 gennaio 2016

Damiano Leo: "Il testamento"

Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Il testamento". Buona lettura!



Il testamento


 
Mio nonno paterno Alfredo, aveva raggiunto la veneranda età di novantatre anni. Forse anche per questo, negli ultimi tempi, avevo intensificato le mie visite.
Fino a qualche anno fa al nonno facevo visita solo in occasione delle feste comandate. A me, suo nipotino prediletto, aveva sempre qualcosa da dare. In questa circostanza non serve dirvi cosa.
Avevo notato che più passavano i giorni e più aumentavano le mani che si attaccavano al campanello di casa Manganiello. La casa di mio nonno Alfredo. Da qualche tempo si erano fatti vivi persino parenti che non vedevo dalle scuole elementari. Ne erano passati di anni. Cosa diavolo stava per succedere al mio amato padre di mio padre? Carmelo, che poi è il figlio del nonno, quindi mio padre, non sapeva o non voleva svelarmi l’incognita. Dovevo cavarmela da solo. Se qualcosa stava per succedere toccava a me scoprirlo.
Chiesi a mamma di lasciarmi andare a dormire dal nonno. I compiti potevi farli lì e forse avrei reso anche di più. La prospettiva di raccogliere più frutti a scuola addolcì la pillola e mia madre si precipitò dal nonno per perorare la mia causa. Un ragazzetto sveglio come Gennarino (che sarei io) non potrà farti che bene. Più o meno deve aver detto questo mamma al nonno, che accettò senza battere ciglio.
Pigiama, cartella con dentro tutti i miei quaderni, anche quelli con fogli protocollo, ed eccomi da Alfredo (che era mio nonno).
Vi dico subito che non ci volle molto per capire perché quella palla di neve che erano i parenti del nonno, man mano che rotolava, cioè che passavano i mesi, diventava più grossa, sempre più grossa. Il nonno, grazie al Cielo, godeva buona salute, se si eccettuano tosse, mal di schiena e quella antipatica febbricola che, ultimamente, sempre più lo attanagliava. Però non aveva fatto ancora testamento. Ecco, questa era la domanda più frequente, in quella casa: «Non hai ancora fatto testamento, nonno Alfredo?». No, non lo aveva fatto e non ne voleva proprio sentir parlare. “Si aggiusteranno come vogliono” ripeteva il nonno.
In effetti chiunque, al posto di Alfredo (che era mio nonno), sarebbe andato su tutte le furie, dopo quella martellante e ridondante richiesta di fare testamento. Il nonno lasciava correre e non si decideva a scrivere.
Mia madre Giovannina, forse giocandosi l’ultima carta, mandò me allo sbaraglio. A te (che sarei io) non potrà dire di no. Andai allo sbaraglio. Chiesi anch’io, al nonno, di fare testamento. Così li metti tutti a tacere. Mi ordinò di portargli uno dei miei grossi quaderni a righe. Fulmineo come non lo ero stato mai, aggiunsi anche la mia penna nuova, una Bic nera, la mia preferita. Il testamento del nonno, che da lì a poco avrebbe scritto, doveva essere ben leggibile.
«Mentre scrivo il testamento tu, senza correre, tanto c’è tempo, vai a prendere una busta capace di contenere questo quaderno» mi disse il nonno e andai. Al mio ritorno armeggiava ancora con il quaderno a righe. Aspetta. Stai di là. Ancora un momento. Non guardare. Finalmente mio nonno accettò la busta. Vi scaraventò dentro il quaderno. Nascose la busta non so dove. La rinvennero un attimo dopo che la salma del povero nonno aveva lasciato la sua casa per l’ultima volta.
A mio padre avevo riferito della Bic e del quaderno. Nessuno aveva chiesto più del testamento. Credettero tutti che il nonno si era deciso a scriverlo. Un lungo testamento, altrimenti perché chiedere ed imbustare un grosso quaderno a righe?
A mio padre il compito di aprire la busta. Il quaderno c’era. Nuovo e immacolato. Così come glielo avevo consegnato. Nessuno scritto.
Figli, nuore, nipoti, parenti vicini e lontani si “aggiustarono come vollero”.
 

venerdì 15 gennaio 2016

Caelium: "Saluti e baci"

 
 
Ricevo e pubblico con piacere




Caelium: Rassegna stampa SALUTI E BACI con Maurizio Nazzaro

 

Al via il 150° concerto dell’Associazione Caelium.
Domenica 17 gennaio 2016 alle ore 19,00 aprirà, difatti,  la XXII Rassegna musicale Caelium MAURIZIO NAZZARO in “SALUTI E BACI”, un viaggio attraverso la canzone napoletana di Ieri e di Oggi.
L’artista  Maurizio Nazzaro, talentuoso maestro di chitarra classica,  e la sua band (Maurizio Nazzaro - voce e chitarra classica, Nico Berardi - cornamusa, ciaramelle, flauti andini e charango, Alessandro Di Donna - piano e tastiere, Walter Di Stefano - basso el. e basso fretless, Massimo Negro - batteria e percussioni), presentano al pubblico una produzione totalmente originale che parte dalla tradizione musicale napoletana fino a giungere verso sperimentazioni soggettive e passionali.
Dopo oltre venti anni passati a costruirsi una solida reputazione, dall’ensemble dei Partenopia con i suoi colleghi del Conservatorio di Napoli, il maestro Nazzaro, esecutore, arrangiatore, musicista totale,  è desideroso di portare la sua grande musica ovunque come un faro che, accendendosi, ne esalti la qualità. Conta nella sua carriera collaborazioni importanti: Massimo Ranieri, Grazia Di Michele e Tosca passando per i suoi spettacoli con i solisti del Teatro Regio di Parma. Professionalmente propende verso l’under statement, come mostra l’album pop del 1990, arrangiato da Maurizio Fabrizio e prodotto da Marco Luberti. Maurizio Nazzaro riesce a creare un ponte di dialogo intimo fra la sua espressività musicale e artistica ed il Pubblico, anche grazie alla spontanea simpatia che trasmette insieme  ai suoi compagni di palco.




Responsabile Comunicazione con i Media, Prof.ssa Olga Sarcinella

Associazione

CENTRO ARTISTICO MUSICALE CAELIUM

Via Ospedale Vecchio n. 16  - 72013 Ceglie Messapica (Br) - Tel/Fax 0831 388580 - 0831 377049

e-mail: info@associazionecaelium.it          sito web: www.associazionecaelium.it

 

mercoledì 13 gennaio 2016

La cappella "Santa Barbara"

(Cappella "Santa Barbara", foto Vincenzo Suma)




La cappella Santa Barbara è situata sulla strada comunale "Abbondanza - Augelluzzo"




"Le cappelle... soste di pietra, soste di preghiera, soste di raccoglimento, soste dalla fatica, soste dal sudore, soste dal dolore, soste dagli affanni, soste di silenzio, soste di muti colloqui" (E. Turrisi, Soste di pietra, Regione Puglia, Assessorato alla pubblica istruzione p. 12).
 
 
 
 
 
 
(Cappella "Santa Barbara", foto Vincenzo Suma)
 
 
 
 
(Cappella "Santa Barbara", foto Vincenzo Suma)
 
 
 
 
(Cappella "Santa Barbara", foto Vincenzo Suma)
 
 
 
 
 


venerdì 8 gennaio 2016

"Caelium": XXII stagione concertistica

 
 
Ricevo e pubblico con piacere il programma della XXII stagione concertistica di Caelium
 
 
RASSEGNA STAMPA
STAGIONE CONCERTISTICA 2016 -  ASSOCIAZIONE CAELIUM – CEGLIE MESSAPICA.
Musica ed emozioni: potrebbe essere riassunto così il senso della XXII edizione della  rassegna musicale dell’Associazione Caelium di Ceglie Messapica che si terrà al Teatro Comunale della città.  Il nuovo anno, infatti, si apre con incontri musicali a teatro, su un palcoscenico adeguato alle numerose realtà musicali del territorio. Portare la musica all’interno di un teatro non è semplice ma la scommessa formativa, lanciata diversi anni fa da Caelium, continua a sedurre perché punta sulla crescita culturale di una comunità.
Una stagione, con ben 10 concerti, otto appuntamenti serali e due mattutini, dedicati agli studenti della città. I matinèe, novità Caelium 2016, consentiranno di proporre la cultura musicale come momento di scambio interdisciplinare: dall’approfondimento storico di correnti culturali a quello  artistico dei brani ascoltati, a dibattiti costruttivi con i docenti.
I concerti serali avranno le seguenti date: domenica 17 gennaio alle ore 19,00 aprirà la rassegna Maurizio Nazzaro e la sua band con Saluti e baci,  un percorso di brani della tradizione napoletana (Maurizio Nazzaro - voce e chitarra classica, Nico Berardi - cornamusa, ciaramelle, flauti andini e charango, Alessandro Di Donna - piano e tastiere, Walter Di Stefano - basso el. e basso fretless, Massimo Negro - batteria e percussioni).
Seguiranno incontri musicali con giovani talenti: domenica 31 gennaio sarà la volta di Ensemble Caelium in InCanto (Elsa Gianfreda – soprano, Carlo Monaco – baritono, Domenica Giannone - Maestro collaboratore al pianoforte); domenica 14 febbraio si esibirà il Duo violino e chitarra, (Ferdinando Trematore – violino, Luciano Pompilio – chitarra).
Domenica 28 febbraio si esibiranno i New Made Ensemble, Ensemble in residence del Centro Musica Contemporanea di Milano (Rephael Negri – violino, Raffaele Bertolini – clarinetto).
Il 12 marzo apriranno Pino Forresu ed Ensemble Chitartarentum con i Colori della chitarra (Pino Forresu - chitarra solista, Chitartarentum - ensemble di chitarre); nel corso della serata sarà assegnato il Premio Donna 2016 del Lions Club di Ceglie Messapica.
Il 16 aprile, alle ore 20,00, sarà un duetto femminile ad esibirsi il Duo voci di luna, (Francesca Salvemini – flauto, Silvana Libardo – pianoforte). Sabato 30 aprile il maestro Francesco Palazzo,  con I colori della fisarmonica, allieterà la mattina a teatro a studenti e docenti e la sera alle ore 20,00 agli ospiti e spettatori del Teatro. La rassegna si concluderà nella mattinata del 14 maggio con i Teatralmusicanti che chiuderanno in Napoli: Anema e Core  la stagione iniziata sotto l’auspicio della mediterraneità, (Ciro Greco – baritono, Leonardo Lospalluti – mandolino, Donato Schena – chitarra, Floriana Uva - voce narrante-recitante) rappresentazione che verrà ripetuta nello stesso giorno alle ore 20,00 per ospiti e spettatori del Teatro.
 
 
Responsabile rapporti con i Media, Prof.ssa Olga Sarcinella
Associazione
CENTRO ARTISTICO MUSICALE CAELIUM
Via Ospedale Vecchio n. 16  - 72013 Ceglie Messapica (Br) - Tel/Fax 0831 388580 - 0831 377049
e-mail: info@associazionecaelium.it          sito web: www.associazionecaelium.it
 
 
 


giovedì 7 gennaio 2016

Damiano Leo "Rumori sospetti"

Damiano Leo, l'immagine è tratta dal profilo facebook  di Damiano Leo)

 Ricevo da Damiano Leo e pubblico il racconto "Rumori sospetti". Buona lettura!
 
 
 
 
 
"Rumori sospetti"
 
 
 
 
I tre si erano giurato fedeltà, con i fatti, non con le parole. Gli ultimi furti d’appartamento, nonostante avessero fruttato poco, avevano dato forza e coraggio al loro menage.
Potevano osare di più. Se lo erano detto e ridetto nei giorni successivi all’ultima spartizione.
Riuscire ad intrufolarsi in un appartamento per portar via solo qualche oggetto di poco conto cominciava a star loro troppo stretto. Giacché c’erano potevano trafugare di più, molto di più. Bastava organizzarsi. Nella grossa metropoli nella quale avevano deciso di far quartiere generale, non mancavano certo le opportunità. Dovevano attrezzarsi. I frutti si sarebbero visti.
In pieno centro residenziale avevano individuato un attico normalmente non presidiato dalle otto alle diciotto. Anche gli altri quattro inquilini, tutti professionisti, in quelle ore erano altrove. Dieci ore di indisturbato lavoro.
Ripetuti sopralluoghi avevano fatto sì che i nostri ladri decidessero per tempo come e da dove introdursi. Sul retro del palazzo c’era spazio a sufficienza per piazzare un comodo trabattello. Nessun balcone e nessuna finestra lungo tutta la verticale. Avrebbero simulato una ritinteggiatura a pennello di quella fascia.
Ognuno per contro proprio, per non destare sospetti, aveva acquistato l’occorrente: tute usa e getta, guanti, pennelli e pittura, elmetti e scarponi antinfortunistici. Il capo si era procurato, non sappiamo come, l’impalcatura mobile, completa di tavoloni e cartelli segnaletici. Da un suo compare si era fatto prestare il camion che sarebbe servito per il trasporto di materiale e refurtiva.
Alle dieci in punto l’autista bloccò il mezzo. Proprio in corrispondenza dell’attico da visitare. Già imbacuccati come tre consumati imbianchini saltarono giù dal mezzo, uno dopo l’altro. Circoscrissero la zona con il nastro bianco e rosso a più riprese. Montarono l’impalcatura mobile, lentamente come a voler saggiare il terreno. Un passante si arrestò un attimo. Guardò e proseguì oltre. Pensò esattamente quello che i nostri volevano: imbianchini che si apprestano a compiere il loro solito lavoro.
Tubo dopo tubo, tavolone dopo tavolone i tre si trovarono faccia a faccia con il finestrone desiderato. Tutto come previsto. Un orologio svizzero. Di lì a poco avrebbero messo a soqquadro un ricco attico di quattrocento metri quadri. Il camion giù non aspettava altro.
«Passami il piede di porco.»
«Ma quale piede di porco. Fatti in là che ti faccio vedere io. Una spallata e siamo dentro.»
Non c’era mai nessuno, a quell’ora, nell’attico. Eppure dopo il primo colpo di spalla il capo aveva sentito qualcosa provenire dall’interno. Altra spallata. Più forte.  Altro rumore non definibile dall’interno. Una nuova spallata. Niente, il finestrone non si apriva. Altro rumore oltre il vetro.
L’orecchio destro dei tre, a turno, si assestò contro la parete. “Qui c’è qualcuno” dedussero i malviventi e se la dettero a gambe levate. Abbandonando trabattello, piede di porco, elmetti e camion, per non perdere tempo.
La famigliola dell’attico: madre, padre e bambina, rientrarono la sera insieme. L’ingegnere aprì il portone. La signora subito ai fornelli. La figlia, come sempre, di corsa nella stanza che dava sul retro, chiamando per nome coniglietto. Aspettava, insolitamente agitato, nella sua gabbia rossa.