giovedì 24 settembre 2015

Vito Gianfreda e la "Coppa Messapica"

(Foto Antonia Gianfreda)

 


Nel 1953 Vito Gianfreda, detto " U casteddane", gestiva in via San Rocco una salumeria, prima di dedicarsi alla vendita di elettrodomestici (il primo negozio del genere a Ceglie). Così pubblicizzava la Coppa Messapica, a cui Vito ha dedicato tanta passione e tanto tempo.


lunedì 21 settembre 2015

Il cinema - teatro Argentieri ("U cineme vecchje")

(Cinema - teatro Argentieri)
Nella memoria collettiva di una città ci sono luoghi che rimangono vivi per sempre nel cuore delle persone. Con il passare del tempo questi "frammenti di storia" finiscono per diventare dei veri e propri “miti”. L’amarcord di oggi riguarda la storia del cinema - teatro Argentieri, un luogo che è entrato a far parte del “mito cittadino”.
Il cinema - teatro Argentieri, per i cegliesi "u cineme vecchje", è legato ad un periodo storico importante sia dal punto di vista sociale che culturale della nostra città, quando il cinema e il teatro erano un luogo di aggregazione e di socializzazione per migliaia di giovani. Per decenni in quella sala cinematografica intere generazioni si sono riunite davanti ad uno schermo per “sognare insieme”. Scene d’avventura, storie d’amore, battute comiche, scene erotiche, hanno alimentato il sogno collettivo di un intero popolo.
"U cineme vecchje", inoltre, era anche un teatro. Sul palco del teatro Argentieri si sono esibite le più importanti compagnie teatrali degli anni '50, '60 e '70. La struttura era utilizzata anche per le feste di matrimonio. In estate, invece, la magia del cinema era ampliata con l'apertura del tetto.
Il cinema - teatro "Argentieri" è un luogo dell’anima, un “museo” che custodisce i ricordi e le emozioni di una comunità. La sua storia riflette l’immagine di un passato importante che ci appartiene e a cui siamo legati, un tassello importante della storia recente di Ceglie Messapica.


(Cinema - teatro Argentieri)
(Cinema - teatro Argentieri negli anni '70)

 
(Cinema - teatro Argentieri)


 
(Cinema - teatro Argentieri)


 
(Cinema - teatro Argentieri)
 
 
(Cinema - teatro Argentieri negli anni '70)
 
 
 
(Cinema - teatro Argentieri)
 
 
 
(Cinema - teatro Argentieri)
 
 
 
(Cinema - teatro Argentieri, parte del tetto)

 
(Cinema - teatro Argentieri)
 
 
(Cinema - teatro Argentieri negli anni '70)
 
 
(Cinema - teatro Argentieri)
 
 
 
(Cinema - Teatro Argentieri, proiettore Victoria V. R 5296)
 
 
 
 
 
 

(Cinema - teatro Argentieri, proiettore Victoria V. R 5296)
 
 
 
 
(Cinema - teatro Argentieri, proiettore Victoria V. R 5296)

venerdì 18 settembre 2015

Ceglie in bianco e nero (2°)


(Ceglie Messapica, foto Antonio Spalluti)


 
Le foto in bianco e nero hanno un fascino senza tempo. Attraverso questi preziosi frammenti  del passato, possiamo riscoprire la bellezza e la poesia di luoghi o aspetti del paesaggio urbano cancellati dalle trasformazioni urbanistiche.
 
 
 
(Ceglie Messapica, foto Antonio Spalluti)



 
(Ceglie Messapica, foto Antonio Spalluti)




 
 

lunedì 14 settembre 2015

La cappella "San Giovanni"(contrada Abate Amato)

(Cappella San Giovanni, contrada Abate Amato)


La cappella "San Giovanni" (contrada Abate Amato, strada S.S. Ceglie Messapica - Martina Franca) fu costruita nel XIX secolo.  E' <<costituita da un ambiente monocellulare a pianta quadrata>> (Cfr. E. Turrisi, Soste di pietra, Regione Puglia, Assessorato alla pubblica istruzione, p. 42). All’interno la cappella presenta delle pitture. Nelle raffigurazioni possiamo riconoscere Sant'Antonio di Padova, San Rocco e la Vergine del santo Rosario di Pompei.


<<Un velo di malinconia incornicia il volto ed un senso di impotenza pervade chi si incammina per il vasto contado cegliese, fermandosi, "SOSTE DI PIETRA", alla vista di tante cappelle, edicole, chiesette, cippi, segni tangibili di una fede semplice, vissuta come un dono. E' un percorso antico, quello delle cappelle di campagna, un percorso come da pellegrino, un andare come un romeo, un percorso da fare a piedi, facendo, "soste di pietra">> (E. Turrisi, Soste di pietra, Regione Puglia, Assessorato alla pubblica istruzione, p.11).


 

(Cappella S. Giovanni, Madonna del Santo Rosario di Pompei)



 
(Cappella S. Giovanni, Sant'Antonio di Padova)
 
 
 
 
(Cappella S. Giovanni, San Rocco)
 
 


 

venerdì 11 settembre 2015

Pietro Gatti: "Quanne u suspiru mije t'à cchjamate" da "Nu vecchju diarie d'amore" (2°)

 
 
"Nu vecchju diarie d'amore": viene pubblicato nel 1973 per le nozze della figlia Mimma e Michele.  

"Quanne u suspiru mije t'à cchjamate"






lunedì 7 settembre 2015

Alla scoperta dei tesori archeologici di Ceglie Messapica: "le specchie".


(Specchia Capece, l'immagine è tratta dal volume " Messapica Ceglie", AA. VV., Ceglie Messapica 1998, fig. 49, p. 56)




Con l’Amarcord di oggi iniziamo un percorso che ci porterà a scoprire (o riscoprire) i tesori archeologici presenti nel nostro territorio. A partire da questo mese, attraverso una serie di post dedicati all’archeologia, l’archeologo Gianfranco Antico ci presenterà  le specchie.
 

 
Le specchie
di Gianfranco Antico
 
Sulla funzione delle specchie sono sorte varie teorie già dal Cinquecento. Il Galateo, basandosi su un criterio di analogia con i tumuli funerari descritti nelle fonti classiche, scorgeva nelle specchie dei monumenti sepolcrali. Fu però il Marciano il primo ad identificare le specchie con antiche costruzioni erette a scopo di vedetta militare. Il suo studio si basò soprattutto su un criterio etimologico, secondo il quale la parola specchia deriverebbe dal latino specula o speculor, con il significato di osservatorio o vedetta. Nella tradizione popolare locale, invece, il termine specchia serve ad indicare un comune mucchio di pietre irregolari, dislocate in modo da formare una pseudopiramide, le cui dimensioni dipendono dalle operazioni di spietramento dei terreni circostanti. In realtà, le specchie, nel senso antico del termine, pur apparendo oggi sconvolte nel loro aspetto originario, avevano una tecnica costruttiva ben precisa. Esse potevano essere composte da più ripiani concentrici, il cui raggio diminuiva progressivamente in prossimità della sommità. Ai vari livelli, resi solidi da spesse cortine esterne formate da pietre più grandi, si accedeva grazie ad un sistema di scalette o di rampe. In mancanza di una ricerca archeologica più puntuale, il fenomeno delle specchie va inquadrato in uno studio di carattere topografico atto a definire la posizione di questi monumenti litici in relazione ai centri abitati, al sistema viario e alle trasformazioni del territorio circostante. Attraverso una ricerca mirata a definire gli elementi costituenti il sistema difensivo di Ceglie è possibile individuare almeno 23 specchie, includendo in questo numero non solo quelle ancora parzialmente conservate, ma anche quelle scomparse o note attraverso le fonti bibliografiche e documentarie.

 

 
Specchia Capece

 
Sorge a 199 metri s.l.m. in un denso uliveto al confine tra Ceglie e Francavilla Fontana. È in comunicazione visuale con Specchia Castelluzzo, dalla quale dista km. 1,350 in direzione ovest. Nelle vicinanze sono in parte ancora visibili i resti appartenenti, secondo il Teofilato, ad una specchia minore, fornita di una porticina per l’accesso ad un ambiente interno coperto da una cupoletta di lastre di pietra locale. La pianta della specchia è approssimativamente subcircolare. Il perimetro totale è di m. 116 e l’altezza complessiva di m. 7, 50. Sul fianco nord-ovest si notano tre cortine verticali, site ad altezze crescenti: la prima, poggiante sul piano di campagna è alta circa m. 1,10, la seconda è alta m. 1, 75, la terza ed ultima è alta circa m. 2, 50. Tutte le cortine hanno un profilo verticale leggermente inclinato verso l’interno, in funzione di sostegno della massa di pietre. Sempre sul lato nord-ovest, che risulta quindi quello meglio conservato, si nota una scaletta in sei gradini incassata perpendicolarmente nella seconda cortina verticale; poco più a sud ne è presente un’altra più lunga composta da otto o nove gradini. Sul fianco opposto, la specchia è recinta da un’ampia cortina di base, sorgente direttamente dal piano di campagna, nella quale è incassata una scaletta di cinque gradini che porta sopra un ripiano largo quasi dieci metri dalla cortina che lo delimita a quella del ripiano successivo. Questo ampio pianoro, oltre ad essere composto da pietrame minuto, è ricolmo di terra di riporto, tanto che il piano di calpestio si presenta verde erboso accogliendo circa dieci alberi di ulivo. Dalla sommità è possibile osservare i centri abitati di Ceglie e di Oria che da questo punto sembrano quasi equidistanti. Specchia Capace è eretta direttamente sul circuito murario che proveniente da ovest, prosegue ad est verso la Specchia Madonna della Grotta.

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 Bibliografia

I. CONTE, L’impianto difensivo, in Messapica Ceglie, Ceglie Messapica 1998, pp. 54-62.
G. MARCIANO, Descrittione, origini e successi della provincia di Terra d’Otranto, Napoli 1855.
G. NEGLIA, Il fenomeno delle cinte di “specchie” nella penisola salentina, Bari 1970.
C. TEOFILATO, Specchia Miano, centro di civiltà primitiva nella Messapia, in Il Salento, vol. III, Lecce 1929.
 
 
 
 






 
 
 
 


venerdì 4 settembre 2015

Ceglie in bianco e nero (1°)

(Ceglie Messapica, foto Antonio Spalluti)


Le foto in bianco e nero hanno un fascino senza tempo. Attraverso questi preziosi frammenti  del passato, possiamo riscoprire la bellezza e la poesia di luoghi o aspetti del paesaggio urbano cancellati dalle trasformazioni urbanistiche.



 
(Ceglie Messapica, foto Antonio Spalluti)
 

 
(Ceglie Messapica, foto Antonio Spalluti)

martedì 1 settembre 2015

Backstage del cortometraggio "Totta na vite camennane" (Video)

 
(Cosimo Urso)


Dietro le quinte del set tra errori e risate (guarda il video)



(Backstage del cortometraggio "Totta na vite camenanne")