giovedì 28 maggio 2015

Claudio Suma: l’erede della tradizione musicale“de lj bicchjerare”


 
(Claudio Suma, festival folkloristici di San Rocco, coll. famiglia Suma)



 

 
La musica: una passione mai spenta!
 
 
Nei due post che ho pubblicato il 2 maggio (Lj bicchjerare: un complesso di musica leggera nella Ceglie del secondo dopoguerra) e il 7 maggio (Il quartetto dei fratelli Suma: dalle feste di campagna alle feste nuziali nel Teatro comunale)  ho cercato di ricostruire la storia del quartetto dei fratelli Suma.
Oggi, invece, voglio proporre all’attenzione di chi legge questo blog la vicenda di Claudio Suma (figlio di Vincenzo, ‘Nzin u bicchjerare ) l'erede della tradizione musicale della famiglia Suma.
Claudio esordisce all’età di sei anni in uno dei festival folkloristici organizzati dalla parrocchia di San Rocco presso il Teatro – Cinema Argentiero. In quell’occasione, sostenuto dal calore e dall’entusiasmo del pubblico presente in sala, Claudio eseguì alcuni brani con la diamonica e successivamente si esibì anche con la fisarmonica. Oggi Claudio con la sua musica allieta feste di matrimonio, battesimi, comunioni, cresime, feste di campagna, feste di carnevale e veglioni. Il sabato e la domenica, invece,  si esibisce nei locali di Ceglie Messapica e dei paesi limitrofi.




(Claudio Suma, festival folkloristici di San Rocco, coll. famiglia Suma)
 
 
(Claudio Suma, festival folkloristici di San Rocco, coll. famiglia Suma)
 

(Claudio Suma)
 


(Claudio Suma)




(Claudio Suma)

 


giovedì 21 maggio 2015

La sartoria di Francesco Nacci ( "mestru Cicce u sart")

(Francesco Nacci)




L' amarcord di oggi ha come protagonista il sarto Francesco Nacci ("mestru Cicce u sart") e la sua sartoria situata in via Corso Verdi ("u stradone") a Ceglie Messapica.
Francesco svolge questo lavoro con passione da circa cinquant'anni. Durante la nostra piacevole e spensierata chiacchierata abbiamo evocato fatti e personaggi appartenenti al nostro passato.



(Francesco Nacci)
 
 


(Francesco Nacci)


Nell'estate del 1961, dopo aver finito la seconda media, Francesco inizia a lavorare presso la sartoria di Pietro Suma ("Pierin u bicchjerare") in via Orto Lamarina. In quegli anni durante le vacanze estive i ragazzi, spesso adolescenti, andavano a lavorare presso le numerose attività artigianali presenti nella nostra Ceglie. Si andava a bottega, come si diceva allora, per imparare un mestiere. In quegli anni le imprese artigianali hanno "sfornato" una schiera numerosa di barbieri, sarti, falegnami, fabbri che, successivamente hanno operato nella nostra città creando opportunità di lavoro per intere generazioni.
Presso la sartoria di Pietro Suma, Francesco lavora per due anni. Qui impara i "punti lenti", un lavoro spesso noioso ma indispensabile per l'attività del sarto. Francesco svolge  l'apprendistato gratuitamente. Riceve qualche mancia solo il fine settimana. Con il passare del tempo Francesco diventa un bravo sarto. Inizia a creare e a realizzare abiti di ottima qualità. Dopo il lungo apprendistato effettuato dal maestro Pietro, Francesco esercita  presso le altre sartorie di Ceglie Messapica. Lavora nella sartoria di Vito Argentiero in via Chiesa e successivamente dal sarto Pietro Mita. Dopo l'esperienza cegliese, si trasferisce a Milano. Qui ha l'opportunità di confrontarsi con un ambiente lavorativo dinamico, variegato e attivo. L'esperienza milanese è proficua ma, dura solo pochi mesi. Infatti, Francesco ritorna nella sua amata Ceglie, e dopo una parentesi lavorativa svolta ad Ostuni e a Brindisi, nel 1979 Francesco decide di mettersi in proprio ed apre una nuova sartoria in via Corso Verdi, dove esercita tutt'ora.








(Francesco Nacci)




(Francesco Nacci)

Oggi Francesco con la sua attività rappresenta una categoria in via d'estinzione. Nell'era della globalizzazione segnata dal consumismo sfrenato e dominata da prodotti scadenti e di bassa qualità, la sartoria di "mestru Cicce" si configura come  l'emblema di una "sapienza artigianale" che ha dato lavoro ad intere generazioni di giovani ed ha generato benessere nella nostra città per decenni.

Ad multos annos Francesco!

lunedì 18 maggio 2015

Pompeo Calabretto: un cegliese nella battaglia di Bardia del 3 gennaio 1941

 
(Pompeo Calabretto, foto collezione famiglia Calabretto)




La storia di Pompeo Calabretto è la vicenda di un uomo comune che ha sacrificato la propria vita per l'ideale della Patria. La vicenda di questo soldato l'ho ricostruita attraverso i ricordi della figlia Rosa, la cui vita è stata segnata profondamente dalla storia tragica del padre. Lei non l'ha mai conosciuto. Pompeo partì l'8 settembre del 1939. Rosa, nata il 9 maggio dello stesso anno, aveva quindi soltanto quattro mesi. Tutto quello che sa del padre lo ha appreso dai ricordi della madre.
 
 
 
(La famiglia Calabretto, da sinistra Pompeo Calabretto la moglie Anna con la piccola Rosa. La foto è dell'estate del 1939. foto collezione famiglia Calabretto)



Pompeo Calabretto nacque a Ceglie Messapica il 25 febbraio 1913. Artigliere del 30° raggruppamento G. A. F 1° gruppo - 3° batteria, Pompeo muore nella battaglia di Bardia (Libia orientale) il 3 gennaio 1941 (La battaglia di Bardia segnò una svolta decisiva nelle operazioni militari condotte in Africa settentrionale dall'esercito inglese contro le truppe italiane). Fu seppellito nel cimitero di Ponticelli - Bardia e successivamente i suoi resti furono trasferiti presso il Sacrario dei Caduti d'Oltremare di Bari.
Pompeo era un uomo semplice e cordiale. La figlia Rosa rammentava alcuni frammenti delle lettere (andate perdute) che Pompeo inviava alla famiglia. In una lettera scrisse alla moglie: "Se torno staremo bene. Se non torno pane mio mangerai ".
Nelle lettere Pompeo descrive anche i tragici episodi che si verificavano sul campo di battaglia. Racconta le scene tragiche e crude dei soldati che morivano sotto i bombardamenti.
Durante gli attacchi delle truppe inglesi i soldati italiani erano costretti a nascondersi dietro a dei piccoli muretti costruiti con delle pietre e con qualche sacchetto di sabbia (nei momenti liberi dall'attacco nemico, i soldati italiani costruivano dei piccoli muretti utilizzati come strutture difensive).
In una lettera Pompeo descrive anche le situazioni di grave pericolo quando, minacciati dal nemico erano costretti a nascondersi. In un'altra lettera scrive: "Ci facciamo piccoli come un'oliva".
Nonostante questo, però, il pensiero di Pompeo era sempre rivolto alla famiglia e in modo particolare alla figlia Rosa. Nelle lettere Pompeo cercava sempre di rassicurare la moglie. In una lettera scrive: "Non preoccuparti e non prestare attenzione alla brutte notizie che arrivano dal fronte".
 
 
 (Pompeo Calabretto, foto collezione famiglia Calabretto)
 
 
Ad un certo punto, però, la corrispondenza con la famiglia si interrompe. La moglie, non avendo più notizie del marito, iniziò a chiedere con insistenza al postino se ci fosse qualche lettera del marito.
Un giorno il postino Raffaele (soprannominato "Pagghiariedd") disse ad Anna: "Tuo marito è morto! Alla risposta del postino Anna svenne.
Il telegramma che comunicava la morte di Pompeo giunse alla famiglia nel 1945.
 
 
 
Invito i lettori del blog a raccontare episodi di guerra o storie simili che hanno visto protagonista un loro famigliare. Potete inviare i vostri racconti e le vostre immagini all'indirizzo e -mail sumavincenzo2009@libero.it




giovedì 14 maggio 2015

La "Nuova Salisburgo musicale delle Puglie" del maestro Vincenzo Alise

(La "Nuova Salisburgo musicale delle Puglie", foto famiglia Leporale)
 
 
 
Nella primavera del 1975 l’imprenditore cegliese Rocco Leporale forma una banda da giro, la “Nuova Salisburgo musicale delle Puglie”. Dopo una lunga assenza dalle piazze italiane (l'ultima banda da giro si ebbe nel 1947) Ceglie Messapica ha di nuovo un concerto bandistico degno della sua lunga e prestigiosa tradizione musicale. La direzione artistica della banda viene affidata al maestro Vincenzo Alise. Il maestro per celebrare la costituzione del nuovo complesso bandistico compose la “Familiare”, dal nome del negozio commerciale di Rocco Leporale. La “Familiare” è una marcia sinfonica di difficile esecuzione ed è caratterizzata dal canto caratteristico ed inconfondibile dei flicorni baritoni e dei sassofoni, dagli squilli degli ottoni intrecciati dal ritmo scandito dalle percussioni. Per decenni il celebre canto baritonale è stato fischiettato dai numerosi estimatori del maestro Alise.

Nell'immaginario collettivo dei cegliesi, la “Nuova Salisburgo musicale delle Puglie”  del maestro Alise si configura come la banda del popolo per eccellenza, poiché si formò con il contributo economico delle persone semplici ed umili.

In breve tempo la banda “alisiana” raggiunse una grande fama e ottenne un grande successo in numerose piazze italiane. Tutto questo fu possibile grazie al carisma e alla bravura del maestro Alise che, riuscì a creare un gruppo compatto sia dal punto di vista umano che musicale.

 

Il maestro Vincenzo Alise, oltre ad essere un grande compositore di marce, si contraddistingueva anche per il suo modo di concertare per classi, ossia solo sassofoni, solo clarinetti etc. In questo campo Alise fu un innovatore (Sull'argomento cfr. il sito notizie e articoli del maestro Cardaropoli)

Con questo lavoro meticoloso ed originale, il maestro mariglianese riusciva a curare nei minimi particolari le peculiarità e le difficoltà di ciascun pezzo musicale. Tutti i musicanti che hanno suonato con lui rammentano la grande professionalità del maestro che era solito dirigere senza partitura dando così sicurezza all’intero gruppo.
 
 
 
(Maestro Vincenzo Alise)
 
 
 
 
La fondazione della “Nuova Salisburgo musicale delle Puglie” e il grande entusiasmo popolare che si venne a creare intorno alla nuova banda, suscitarono l’invidia di alcuni musicanti della banda cittadina di Ceglie Messapica. Questa ostilità portò alla formazione di una seconda banda locale.
Nel 1977, la rivalità che si era venuta a creare tra le due bande cittadine, si concretizzò con la fondazione di una seconda banda da giro, il “Gran Concerto Bandistico Città di Ceglie Messapica”, diretto dal maestro Gioacchino Ligonzo. Per l’occasione il maestro Vitantonio Vitale compose la marcia sinfonica Ceglie ’77. Il Gran Concerto bandistico di Ligonzo era finanziato da alcuni amatori benestanti.
Un episodio curioso che è ancora vivo nei ricordi delle persone più anziane, si verificò il giorno di Pasqua del 1977. In questo giorno iniziava ufficialmente la stagione artistica dei due complessi bandistici. Per tradizione il concerto che apriva ufficialmente la stagione si svolgeva in Piazza Plebiscito. La forte rivalità tra le due bande portò alla formazione di due “tifoserie”, tanto che si cercò di evitare di far suonare entrambi i complessi musicali in piazza. Per non creare problemi di ordine pubblico, si pensò di allestire una seconda cassa armonica in piazza Sant’Antonio. Nei giorni che precedettero il concerto si venne a creare una tensione così alta tanto da far intervenire il sindaco dell’epoca, l’avvocato Camillo Caliandro che, cercò di riportare la calma e l’ordine. Alla fine il concerto dei due complessi bandistici si tenne in Piazza Plebiscito, tra l'entusiasmo e la gioia di migliaia di persone che fecero un tifo da stadio per l'una e l'altra banda. Al termine del concerto i due maestri, Alise e Ligonzo, per riconciliare gli animi si diedero una stretta di mano che, formalmente sanciva la fine della rivalità ma, concretamente rappresentava solo un modo elegante di reciproca antipatia e di convinta rivalità.
 
 

 


lunedì 11 maggio 2015

"U cineme nueve": i ricordi e le emozioni di un luogo magico

 
(Cinema "Saverio Torroni", ingresso platea)

 
Parlare del Cinema “Saverio Torroni” significa risvegliare sogni e fantasie di padri e figli che in quel luogo hanno vissuto emozioni, condiviso storie e avventure raccontate dalla magia di un film.
Il cinema “Torroni” è un luogo dell’anima, un “museo” che custodisce i ricordi e le emozioni di una comunità. Per decenni in quella sala cinematografica intere generazioni si sono riunite davanti ad uno schermo per “sognare insieme”. Scene d’avventura, storie d’amore, battute comiche, scene erotiche, hanno alimentato il sogno collettivo di un intero popolo.



(Cinema "Saverio Torroni", particolare dell'immagine posta sull'ingresso della platea)
 
In questo luogo sicuramente qualche signora si sarà commossa di fronte ad una storia d’amore; qualcuno, invece, avrà viaggiato con la fantasia in luoghi sconosciuti e misteriosi. Un ragazzo seduto nell’ultima fila in galleria, trasportato da una scena erotica si sarà anche masturbato. Un bel giovanotto, invece, completamente disinteressato al film, tra una sigaretta e l’altra, avrà cercato di corteggiare una bella ragazza. Per queste generazioni il Cinema, inteso come arte e come luogo fisico, è stato un mezzo utile per vivere vite altrui. La sala cinematografica ha incarnato un luogo “metafisico” dove poter condividere con gli altri la speranza di un mondo immaginario diverso e forse migliore rispetto alla realtà.

 
(Cinema "Saverio Torroni", platea)
 
 

(Cinema "Saverio Torroni", platea)
(Cinema "Saverio Torroni, particolare biglietteria)
 
(Cinema "Saverio Torroni", platea)

 
 


Il rito iniziava con l’emozione che precedeva l’inizio della storia. Arrivare, fare il biglietto, scegliere il posto, aspettare quel momento meraviglioso in cui si fa buio totale. In quell’istante, la macchina cinema diceva ai suoi adepti che il viaggio stava per iniziare. Il fascio di luce trasmesso dal proiettore  sapientemente azionato da Cicce du Cineme (Francesco Filomeno), sanciva l’inizio del sogno e l’incanto della magia.

Il proiettore utilizzato nel Cinema Torroni è il modello Victoria 8 prodotto a partire dal 1961. Si trattava di un proiettore poco versatile ma molto resistente, da molti considerato la Rolls Royce dei proiettori (Vedi foto)

 


 

 
 






 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

Immerso in un silenzio assordante, oggi il cinema "Torroni" è simile ad un vecchio relitto sprofondato negli abissi del tempo. Agli occhi di un visitatore distratto e superficiale quella struttura può sembrare inutile ed obsoleta. Ma, come tutti i luoghi vissuti, il cinema “Torroni”, per noi cegliesi "U Cineme nueve" riflette l’immagine di un passato che ci appartiene e a cui siamo legati, un tassello importante della storia recente di Ceglie Messapica.


 

giovedì 7 maggio 2015

Il quartetto dei fratelli Suma: dalle feste di campagna alle feste nuziali nel Teatro Comunale

(Quartetto dei fratelli Suma, collezione famiglia Suma)

 

Alla fine degli anni Cinquanta, le feste nuziali, specialmente quelle con molti invitati, si celebravano nell'attuale Teatro Comunale. Tra un giro e l'altro di dolcetti, paste reali, paste secche, amaretti e vari tipi di rosoli, si ballava accompagnati dalle note del complesso musicale dei fratelli Suma. Il repertorio musicale del quartetto Suma era composto da ballabili, tarantelle, valzer, mazurche, brani popolari della tradizione locale come la pizzica cegliese. Per concertare i nuovi brani musicali i fratelli Suma si riunivano in un locale situato in via Orto La Marina, 58.
"Lj Bicchjerare" erano autodidatti; soltanto Vincenzo aveva preso, per un breve periodo di tempo, lezioni di musica dal maestro Vitantonio Vitale e, sotto la sua guida, imparò la mazurca di "Migliavacca", un brano per fisarmonica che richiedeva una certa abilità tecnica.
Il punto di riferimento del quartetto era il maestro 'Nzino (Vincenzo), che con la sua fisarmonica era in grado di trascinare gli altri componenti del gruppo e suscitare l'ammirazione del pubblico. Nonno Vincenzo spesso ricordava che all'epoca era molto impegnativo esibirsi alle feste. In quegli anni, infatti, non esistevano i sofisticati impianti di amplificazione di cui sono dotati i complessi di oggi. I brani musicali venivano eseguiti dal vivo e richiedevano impegno e massima concentrazione. Nei suoi racconti il nonno rammentava anche il calore e l'allegria che animavano le feste dell'epoca, che si svolgevano in massima parte in campagna, in case private o nel Teatro comunale di Ceglie Messapica.
 
Il complesso era così richiesto che bisognava scritturarlo mesi prima della data stabilita delle manifestazione. Durante i momenti di pausa, Pietro Suma intratteneva il pubblico con alcune macchiette e l'imitazione di personaggi della città, mettendone in risalto alcune caratteristiche fisiche e psicologiche.
I fratelli Suma animavano anche le feste che si tenevano in occasione della partenza dei giovani per il servizio militare. In quegli anni, infatti, i ragazzi, prima di partire per il servizio di leva, organizzavano una festa cui partecipavano i parenti, i vicini di casa e gli amici.

Le altre occasioni in cui il quartetto era molto richiesto erano le serenate. In quei tempi era uso, infatti, che il fidanzato di turno portasse la serenata sotto la casa della propria amata. In quelle occasioni al maestro 'Nzino con la fisarmonica si affiancavano anche Giacomo Federico con la tromba basso e Francesco Di Oronzo col sax baritono. Mentre, nel 1957 i fratelli Suma accompagnarono la telesquadra che trasmise il programma in diretta dal palco del Teatro Comunale di Ceglie Messapica con l'esecuzione del brano musicale intitolato "La panzè".
 
Michele Suma, invece, ideò uno strumento che suscitava la curiosità di tutti. Si trattava di un fusto di latta di forma cilindrica. Dal centro della base superiore, attraverso un piccolo foro, si dipartiva una cordicella tesa da un'asta di legno, una mazza di scopa. La cordicella, sapientemente pizzicata a varia altezza, emanava delle note proprie del contrabbasso. Questo strumento era molto apprezzato nelle esibizioni.
Raccontare dei fratelli Suma vuol dire parlare di un bel pezzo di storia della comunità cegliese e raccontare di fratelli con la vena artistica, con la stessa passione per la musica, che hanno fatto gioire tanta gente.



(Quartetto dei fratelli Suma, collezione famiglia Suma)


(Michele Suma, collezione famiglia Suma)


(Quartetto dei fratelli Suma, collezione famiglia Suma)



 
 

martedì 5 maggio 2015

E' tutta un'altra musica!

(Associazione giovani musicisti Antonietta Amico)




È una bella serata di maggio. L’arrivo della bella stagione è alle porte. Nell’aria si avvertono già i profumi, i colori e l’atmosfera tipici dell’estate cegliese. Protetti dall’ombra della torre del castello, la gente si prepara per partecipare alla processione del SS. Crocifisso. Fede, pietà popolare e tradizione musicale bandistica si fonderanno, formando così un meraviglioso ed affascinante “mondo senza tempo”.
 
Dopo i riti della settimana santa, scanditi dalle armonie malinconiche delle marce funebri, la processione del Crocifisso è il primo corteo religioso dell’anno che viene allietato con le melodie allegre e brillanti delle marce sinfoniche e militari eseguite magistralmente dalla banda musicale “Giovani Musicisti” Antonietta Amico di Ceglie Messapica. Sembra di assistere ad una prova generale che porterà al clima gioioso, caloroso e spensierato tipico delle nostre feste patronali. Tutto è pronto. Anche il complesso bandistico "Antonietta Amico" sembra partecipare a questo rinnovamento.
 
(Associazione giovani musicisti Antonietta Amico)
 
 
musicanti, guidati dal giovane e brioso talento di Michele Vitale, sono già allineati e attendono l’uscita del simulacro. Indossano nuove ed eleganti divise. Anche il repertorio musicale è stato rinnovato e ampliato con nuove marce sinfoniche, per celebrare la nuova stagione.
 
 
 
 

Il corteo religioso inizia il suo percorso. Man mano i suoni acuti dei clarinetti, con le morbide note dei sassofoni e dei flicorni baritoni, arricchite dagli squilli degli ottoni e dal ritmo inconfondibile delle percussioni, si alternano con le preghiere e i canti scanditi dal popolo di Dio. Il tono brillante delle marce militari e la melodia caratteristica delle marce sinfoniche riecheggiano per le viuzze del centro storico. La magia è iniziata!
 
 
 
 
L'associazione giovani musicisti "Antonietta Amico " di Ceglie Messapica
 
Il concerto bandistico "Antonietta Amico" fu costituito nel 1994 da Giuseppe Vitale e fu dedicato alla memoria di Antonietta Amico.
Il complesso bandistico è formato da trentotto elementi cegliesi ed è diretto da Michele Vitale, coadiuvato dall'organizzazione amministrativa di Pasquale Vitale.
 
(Michele Vitale)
 
 
 
(Pasquale Vitale)
 
 


L'associazione Antonietta Amico nel corso del tempo ha avviato anche numerosi ragazzi agli studi musicali presso i conservatori musicali pugliesi. E' una realtà molto dinamica e presente sul territorio. Il merito di tutto questo va al grande impegno della famiglia Vitale, che in questi anni ha portato avanti con grandi sacrifici e impegno l'attività del concerto bandistico, mantenendo così alto il nome di una tradizione musicale bandistica centenaria come quella di Ceglie Messapica. Inoltre, alcuni componenti del concerto bandistico, in passato hanno suonato con la celebre "Nuova Salisburgo musicale delle Puglie", diretta  compianto maestro Vincenzo Alise. Si tratta di Giuseppe Vitale, Rocco Suma e Giuseppe Casale.

(Giuseppe Vitale)



(Rocco Suma)

(Giuseppe Casale)
 

lunedì 4 maggio 2015

I festival folkloristici di San Rocco


(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)



Il 4 ottobre del 1969, nella parrocchia di San Rocco di Ceglie Messapica, arriva un giovane sacerdote, don Michele Pastore (26/2/1939 – 2/7/2005. Don Michele viene ordinato sacerdote l’8maggio del 1968 dal vescovo Alberico Semeraro. Il 7 luglio del 1969 fu nominato vice parroco di San Rocco. Il 7 luglio del 1975 muore don Giovanni De Cataldo, parroco della chiesa di San Rocco, e il vescovo nomina don Michele Pastore vicario economo della parrocchia. Il primo ottobre del 1975, con bolla vescovile , don Michele viene nominato parroco di San Rocco e vi rimarrà fino al 30/09/2001).
(il giovane don Michele Pastore)

Il giovane don Michele era un sacerdote molto dinamico, aveva un estro artistico ed era un vulcano di idee. Sin da subito mostrò una particolare attenzione per i giovani e le persone semplici ed umili.  Tra le numerose iniziative pastorali che egli intraprese organizzò i festival folkloristici. Queste manifestazioni furono un’occasione importante per tanta gente che viveva nella campagna cegliese di partecipare come protagonista, con canti e danze popolari, alla vita della comunità parrocchiale e cittadina.

Come in ogni spettacolo che si rispetti vi erano dei preparativi. La scelta dei brani e le prove con il complesso musicale dei fratelli Suma (Le Bicchjerare). Per organizzare i festival ci si riuniva circa quaranta giorni prima della data fissata per l’inizio degli spettacoli. Innanzitutto don Michele, Michele Laveneziana e “Nzino u bicchjerar” (Vincenzo Suma) la sera si recavano presso le abitazioni dei partecipanti al festival. Bastava una breve audizione da parte del maestro “Nzino” per memorizzare il tempo e gli accordi per l’accompagnamento del brano da eseguire, che poi suggeriva agli altri membri del quartetto.

I festival folkloristici si svolgevano  nei locali parrocchiali o nel Cinema – Teatro Argentieri. Le serate conclusive diventavano un momento esaltante per i partecipanti al festival e per il numeroso pubblico che si lasciava trasportare dalle note dei fratelli Suma. Insomma, i festival  erano uno spettacolo nello spettacolo.
 
 
(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)

 
(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)
 
(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)
 
(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)
 
(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)
(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)

(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)
 



(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)


(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)


(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco) 

(Collezione famiglia Suma, Festival folkloristici di San Rocco)